Fondamenta

Photo by USGS on Unsplash
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14 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,46-49    (Lezionario di Bose)

In quei giorni Gesù disse ai suoi discepoli : 46Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico? 47Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: 48è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. 49Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».


Oggi la buona notizia ci viene incontro con una domanda che spiazza, con parole che scuotono ciascuno e tutti - se siamo onesti con noi stessi. 

Cercare di seguire il Signore è un cammino di unità, di unificazione innanzitutto interiore. 

Il Signore chiede coerenza tra il dire e il fare, tra l'invocazione, la richiesta di aiuto, lo spergiurare un'appartenenza e l'arrivare a smentirla nel comportamento di non ascolto, di concentrazione solo su di sé, di mancanza di radicamento.

"Perché?", chiede Gesù. Quante volte risuona in noi questo interrogativo di richiesta di senso! 

A che pro i discepoli - e noi con loro - dovrebbero invocarlo e poi non ascoltarlo? Forse non lo conoscono davvero? Non capiscono? O capiscono, ma non vogliono ascoltarlo fino in fondo? E noi lasciamo che questo ascolto permei il nostro agire

"Mosè prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: 'Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto'" (Es 24,7). I figli di Israele, secondo il racconto dell’Esodo, sono in grado di rispondere così solo come frutto di un cammino, come parte di un lasciarsi convertire, lasciarsi liberare dal Dio dei nostri padri. La sapienza biblica ci mostra come per penetrare il senso della storia, di ogni accadimento, occorre attraversarlo, viverlo con tutto quel che siamo, non solo in teoria, non solo in superficie.

Gesù si rivolge a chiunque venga a lui, a chiunque, mosso da questo desiderio di sequela, si disponga sinceramente ad ascoltarlo, a orientare il suo cuore alla luce del suo volto. Eppure non tutti i tipi di ascolto sono uguali

Ed ecco la similitudine plastica di Gesù: l’ascolto come una casa da costruire. Su quali fondamenta?

L’ascolto ci rimanda all’interiorità da coltivare, all’interezza della vita da ancorare, alla ricerca di un senso, da scandagliare fino a trovare fondamenta sicure e affidabili.

Si può edificare sulla terra, quella che si trova lì a portata di mano, oppure si può osare scavare più a fondo, con l’audacia di sperare in fondamenta più salde

Perché poi nella vita arrivano momenti in cui si può essere travolti dall’esondare di un fiume, dall’imperversare dei venti (cf. Mt 7,24-27), o da chissà cos’altro, dentro e fuori e attorno a noi. Allora si svelano le fondamenta: la casa tiene o non tiene. 

O l’ascolto penetra dall’orecchio fino al cuore, o si sgretola come una casa sulla sabbia. 

Radicarsi nel cuore, centro pulsante di ognuno di noi, porta con sé il plasmare anche le mani – il nostro agire –, i piedi – il nostro avere una meta –, la bocca – il nostro parlare e il nostro amare e lasciarci amare –.

Ascoltare è allora lasciare che sia il Signore a “costruirci”, a darci forma e sostanza, lui, “la roccia del mio cuore” (Sal 72,26; cf. anche 1Cor 10,4)).

“Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo” (Sal 17,3).

“I miei piedi ha stabilito sulla roccia, 

ha reso sicuri i miei passi” (Sal 39,3). 

Perché "se il Signore non costruisce la casa

i costruttori si affaticano invano" (Sal 127,1).

Il Signore ci doni di costruire la nostra casa su di lui e con lui!

sorella Silvia