Ascolto: esodo e accoglienza

Photo by S O C I A L . C U T on Unsplash
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15 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,4-15 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 4poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
9I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

11Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.


“Chi ha orecchi per ascoltare ascolti” (v. 8). Questo versetto fa eco alla citazione di Isaia 6,9, posta al centro del nostro brano. Citazione che è cerniera tra la parabola (vv. 5-8) e la sua interpretazione (vv. 11-15).

Cosa sono questi orecchi capaci di intendere? Sono gli orecchi che permettono di fare parte di coloro ai quali “è dato conoscere i misteri del Regno di Dio” (v. 10).

I nostri sensi sono chiamati ad aprirsi al mistero di Dio, mistero che vuole rivelarsi nella Parola. Una Parola che oggi è sotto forma di parabola annunciata da un’altra parola: quella della vita di colui che esce (cf. v. 5) dalla sua condizione divina (cf. Fil 2,6-7) per raccontare Dio agli orecchi dei suoi fratelli e sorelle.

Se Gesù è uscito a seminare la Parola, l’accoglienza di questa Parola (il terreno del cuore integro e buono) passa attraverso l’ascolto che è, all’interno dello stesso movimento, un esodo e un’accoglienza. Ci chiede di uscire da noi stessi, dalle nostre chiusure e certezze, per lasciarci interpellare. L’ascolto richiede anche un discernimento sulla propria vita, occhi e orecchi su quello che viviamo e come lo viviamo.

“Una parte cadde lungo la strada e fu calpestata” (v. 5): dove mi lascio “calpestare”? Dove, in qualche modo, rinuncio alla mia integrità davanti agli occhi del Signore?

“Cadde sulla pietra” (v. 6): dove sono dura, quali sono le ferite che mi hanno indurita tanto da non poter più piangere e inumidire il terreno? Piangere lacrime abbondanti davanti all’amore del Signore che mi sussurra che né la vita con le sue prove, né la morte con le sue diverse forme di annientamento possono separarmi dal suo amore in Cristo (cf. Rm 8,39).

“Cadde in mezzo ai rovi” (v. 7): quali sono i miei rovi? Preoccupazioni, ricchezze, piaceri che erigo come idoli “che hanno occhi e non vedono, orecchi e non odono” (Sal 115,5), sapendo che chi confida in loro diventa come loro (cf. Sal 115,8).

Ecco perché al centro del nostro brano c’è il grido di Gesù che riprende i versetti di Isaia per reinterpretarli. Gesù e Isaia cercano di capire e di dare una spiegazione a nome di Dio del fallimento parziale della loro missione. Gesù riprende gli stessi termini e li declina attraverso una sua conoscenza del Signore e del cuore umano.

In realtà, nessuno capisce le parabole, né la folla né i discepoli. Essi chiedono sempre la spiegazione. La parola del Signore non si impone, si propone, come la vita stessa di Gesù. L’unica esigenza che ci pone è quella di avere orecchi per ascoltare, orecchi da discepoli che cercano, chiedono, si lasciano interrogare accordando la loro fiducia a questo rabbino così enigmatico. Si mettono in gioco. Quelli che non fanno lo sforzo dell’ascolto si precludono l’accesso alla parola liberatrice, come se per loro Dio fosse colui che chiude loro gli orecchi.

Sola la fede, orecchi del cuore, coglierà i misteri del Regno nelle parole del Risorto: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno” (Lc 24,7). Vedere nel Crocifisso l’effusione dell’amore del Padre e vedere nel Risorto il compimento delle promesse fatte ai padri è la rivelazione dei misteri del Regno di Dio: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti” (v. 8).

sorella Sylvie