Una parentela "altra"

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash
Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash

16 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,19-21 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 19andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».


Stupisce sempre questo testo del vangelo: sono poche righe asciutte, dense, ma rivelative della libertà e insieme dell’autorevolezza che hanno caratterizzato la vita di Gesù. Egli è stato “sottomesso” ai suoi (Lc 2,51), ma è diventato via via sempre più consapevole del suo rapporto unico con il Padre. Compare ben presto, infatti, una sua presa di distanza nei confronti dei genitori, i quali fanno anche l’esperienza dell’incomprensione (“essi non compresero”: Lc 2,50).

E le perplessità, all’interno dell’ambiente familiare, risulteranno ancora più evidenti quando, all’età di “circa trent’anni” (Lc 3,23), Gesù darà inizio alla sua attività pubblica. Perplessità più che comprensibili, del resto, per la mentalità e le usanze dell’epoca: egli se ne va di casa lasciando un’attività di artigiano già avviata; non si sposa, scegliendo una vita di celibato, pressoché impensabile in quel contesto sociale; fa vita itinerante con un gruppo di discepoli…

Decisamente una vita anomala, che rompe radicalmente gli schemi tradizionali. Tanto che, nella versione consegnataci dal Vangelo secondo Marco, i familiari dicono di Gesù: “È fuori di sé!” (Mc 3,21). E vanno a “prenderlo” (a catturarlo!), per riportarlo alla ragione…

Luca sfuma i toni di Marco. Egli situa l’episodio immediatamente dopo la parabola del seminatore, come una sorta di illustrazione della parabola stessa: Gesù prende l’occasione dal fatto che sua madre e i suoi fratelli vogliono “vederlo” per enunciare un novum: chi ascolta e mette in pratica (alla lettera: “fa”) la parola di Dio, questi entra a far parte della sua famiglia!

C’è dunque anche in Luca la presa di distanza da parte di Gesù nei confronti dell’ambiente familiare, da cui si distacca in modo netto: d’ora in poi la sua famiglia non sarà più fondata su vincoli disangue, bensì sull’ascoltodella parola di Dio. È questa la base su cui si realizzano la prossimità e la comunione con Gesù, è questo che crea la comunità del Signore! Viene così superata la logica legata al clan parentale (con tutto il peso che questo aveva e ancora spesso ha) e si apre l’orizzonte della chiesa, che deve essere spazio di “cattolicità”, di universalità. E più avanti Gesù non nasconderà tale esigenza anche per il discepolo, il quale sarà chiamato a operare a sua volta un distacco per entrare a far parte della nuova famiglia: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre … non può essere mio discepolo” (Lc 14,26).

Va poi sottolineato il fatto che Gesù non rinnega il linguaggio legato alla famiglia, proprio perché non rinnega la famiglia, mala dilata, e soprattutto la fonda su un’altra base: non più i legami di sangue, ma il nuovo sangue,la nuova vita che deve scorrere nella comunità di Gesù: la parola di Dio.

Se non ci sorprende che Gesù chiami “fratelli” coloro che hanno lo stesso suo sangue, cioè la parola di Dio (adelphós, “fratello”, è diventato termine abituale nella chiesa), una certa sorpresa ci viene dal fatto che egli usi il termine “madre”. Sì, noi possiamo diventare madre di Gesù! Perché accogliendo, dando spazio, dando corpo alla Parola, la facciamo diventare carne in noi, generiamo il Verbo, permettiamo alla vita di Cristo di crescere e svilupparsi in noi, fino al punto (ma lo potremo mai dire in verità, come l’ha potuto dire Paolo?) che “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

fratel Valerio