Conversione

Photo by Markus Spiske on Unsplash
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21 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 3,1-12 (Lezionario di Bose)

1 In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate isuoi sentieri!

4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile»


Matteo ci presenta oggi Giovanni Battista: figura austera, di grande rigore morale. Ma soprattutto uomo bruciato dall’amore per il Signore. E tuttavia non è lui al centro del racconto. O meglio, guardando a lui, e attraverso di lui siamo invitati a guardare oltre e a penetrare il senso del misterioso appello che quest’uomo grida nel deserto: “Convertitevi!” (v. 2). 

Perché è in questo movimento di conversione che consiste e prende corpo l’intera vita del credente. 

Oggi Giovanni Battista ci propone ciò che lui è arrivato a capire di Dio e quindi del cammino che è chiesto all’uomo per entrare in relazione con il Signore, per collaborare a che il Regno venga. 

Innanzitutto, a parlarci di conversione è la persona stessa di Giovanni, è il suo corpo: conversione significa radicalità; ecco allora che lo vediamo abitare una solitudine estrema come è quella del deserto, nell’ascesi profonda del corpo, che lo rendono capace di uno sguardo e di una parola totalmente liberi.

In secondo luogo per il Battista conversione significa vigilanza: attenti a non cadere nel tranello dell’autoinganno che ci dà l’intima convinzione di essere giusti! La parabola del fariseo e del pubblicano al tempio è un esempio eclatante di quanto malato possa essere il nostro sguardo sull’altro, ma soprattutto su noi stessi (cf. Lc 18,9-14). Non basta accontentarsi di essere buoni credenti (tali erano farisei e sadducei, che accorrevano a farsi battezzare!), sapere di appartenere al gregge del Signore, e non c’è sicurezza previa da poter vantare: né in termini di religione, né di appartenenza. Il Signore può suscitare credenti dalle pietre (cf. v. 9)! Ciò che davvero conta sono i frutti: “Fate frutti degni di conversione” (v. 8). Le nostre concrete scelte quotidiane dicono la nostra vera appartenenza, chi davvero vogliamo servire.

Infine, conversione significa tenere davanti agli occhi l’orizzonte del giudizio: “Già la scure è posta alla radice degli alberi” (v. 10). Il giudizio è imminente, non si può perdere altro tempo; occorre non farsi trovare inutile “pula” (cf. v. 12), ma essere “chicco pieno nella spiga” (Mc 4,28).

Questo è ciò che il Battista ha compreso di Dio e ha testimoniato. Egli stesso tuttavia, e questa è la sua vera “grandezza”, resterà un uomo in perenne cammino di conversione. Nemmeno lui è già “arrivato”. Ma dovrà, come tutti, essere disposto a rimettersi in cammino, fino all’ultimo. E così lo ritroveremo ormai in carcere, ancora solo, ancora spogliato di tutto e ancor più radicalmente, e tuttavia disposto ancora a ricominciare, a convertire l’immagine stessa di Dio e del Messia che aveva servito: di fronte all’uomo Gesù, così diverso dal Messia giudice che attendeva egli non esiterà a domandare: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3). Pronto a ricominciare se necessario.

E Gesù, che aprirà il suo ministero con le stesse parole del Battista (cf. Mt 4,17), ci mostrerà ancora un volto della conversione: convertirsi è anche affidarsi a colui che, nella sua misericordia, può guarire le nostre storture, le nostre cecità, le nostre miserie (cf. Mt 11,5-6). Conversione è mettersi alla sequela di Gesù Cristo stesso, e voler vivere, morire, amare come lui ha fatto.

sorella Annachiara