Gesù è nella nostra conversione

Photo by Rik Hopkinson on Unsplash
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22 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 3,13-17 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 13Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento»


Siamo solo all’inizio del suo ministero e Gesù provoca stupore e anche incomprensione. Nel brano di oggi il soggetto di questi stati d’animo è Giovanni Battista, colui che poche righe prima aveva profetato l’arrivo del Messia e aveva dichiarato che costui avrebbe battezzato in Spirito santo e fuoco (cf. Mt 3,11). Dunque aveva dipinto un messia secondo i nostri canoni, un messia potente, giusto, che avrebbe indicato all’umanità come percorrere la strada della conversione. Quello che stupisce, e forse differenzia il messaggio di Giovanni da quello di Gesù, è la maniera in cui il Figlio di Dio è venuto a compiere il disegno di salvezza voluto dal Padre. Già nei capitoli precedenti abbiamo visto come egli abbia assunto la condizione umana in ogni sua forma. Dal punto di vista sociale ha aderito alla classe meno abbiente; fin da piccolo ha dovuto conoscere la fuga dalla propria terra e dunque la condizione, condivisa da molti anche oggi, di essere straniero. 

Oggi l’evangelista Matteo fa un passo ulteriore: racconta che il ministero di Gesù inizia condividendo quel cammino di conversione che lui stesso è venuto a indicare a noi. L’indicazione non consiste solo in una predicazione, in un dire quello che la legge ci esorta a fare, ma nel rendersi prossimo all’uomo anche nella sua condizione di peccato. Egli si mette in fila insieme all’umanità per ricevere il battesimo di Giovanni, nello stesso modo in cui lo vedremo nelle pagine seguenti mettersi a tavola insieme a pubblicani e prostitute, o guarire chi era colpito da malattie che provocavano l’esclusione sociale. Dunque Dio è quest’uomo che si mette al fianco dei peccatori, si rende solidale con l’uomo perduto e con il suo limite, è solidale proprio là dove ci sentiamo soli. Questa è la prima immagine del ministero di Gesù, questa è la presentazione del Figlio di Dio che a poco a poco si svelerà lungo tutto il vangelo fino al momento della croce, l’espressione più esplicita del coinvolgimento di Dio con la storia dell’umanità.

La reazione di Giovanni Battista è più che comprensibile. Egli aveva trascorso i suoi anni a predicare l’arrivo del Messia, usando immagini molto esplicite e chiare che chiedevano un cammino di conversione profonda e radicale. La novità, che colpisce Giovanni stesso, non consiste solo nel cambiamento di comportamento richiesto dalla conversione, ma sta nella richiesta di cambiare anche l’immagine di Dio che ci siamo fatta. La conversione che predicava Giovanni inizia dall’accettare quel Gesù che, come primo gesto del suo ministero, si mette al fianco dell’umanità che si sente peccatrice e che è alla ricerca di quella strada di cambiamento.

Nella risposta di Gesù a Giovanni si dice: “Perché si compia ogni giustizia” (cf. v. 15). Dunque è esplicito che Gesù è venuto a compiere il disegno di salvezza di Dio portando anche una nuova immagine di giustizia, non più legata solo alla legge e alla legge umana, ma legata a quella legge dell’amore di Dio che coniuga giustizia e misericordia e rende possibile percorrere il cammino di conversione, prima predicato da Giovanni e ora anche condiviso con noi dal Signore stesso.

sorella Beatrice