La fragile pietra è resa salda

Photo by Max van den Oetelaar on Unsplash
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29 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,13-19 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»


Nel giorno in cui celebriamo la memoria degli apostoli Pietro e Paolo, ascoltiamo un brano del vangelo che contiene un’affermazione sorprendente: Gesù dichiara che sulla pietra che Simone figlio di Giona è, egli edifica la sua comunità (cf. v. 18). Come intenderla? Precedentemente Gesù ha detto che chi ascolta le sue parole e le fa è simile a un essere umano che costruisce una casa sulla pietra rendendola così resistente alle avversità (cf. Mt 7,24-25). Chi ascolta e fa, proprio perché il fare la Parola radica ancora di più in essa, dà salde fondamenta alla propria vita.

Ma quale parola di Gesù Pietro fa per essere tale? Pietro diventa ancora una volta pietra sulle labbra di Gesù: una pietra su cui però non si edifica nulla ma che anzi costituisce un inciampo per il cammino di Gesù. Egli è infatti di scandalo a Gesù per la sua opposizione e il suo rifiuto di un messia crocifisso (cf. Mt 16,23). C’è però una parola del Maestro che Pietro ascolta e realizza: quella in cui Gesù gli annuncia il suo triplice rinnegamento prima del canto del gallo (cf. Mt 26,34). Di quella parola Pietro si ricorda nel cortile del sommo sacerdote dopo aver negato qualsiasi relazione fra lui e Gesù. Si ricorda e piange (cf. Mt 26,75). Si infrange la sua presunzione di seguire Gesù da sé. Gli si aprono gli occhi sulla propria fragilità di discepolo e di essere umano proprio lì dove egli si rompe. Allora scopre che c’è un’altra parola del Signore che egli ha ascoltato e che ora Gesù fa per lui, quando egli gli chiese quante volte doveva perdonare il fratello che pecca contro di lui e Gesù rispose: “Non ti dico fino a sette volte ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,22). Il Pietro che interroga sui confini del perdono è colui che sperimenta nella sua miseria, nella sua infedeltà il perdono illimitato di Gesù. Egli incontra Gesù la “pietra scartata” (Sal 118,22; cf. At 4,11) che, divenuta la pietra d’angolo (cf. Mt 21,42), tiene insieme l’edificio della comunità in forza del suo amore. Pietro ora sa di non aver alcuna consistenza senza l’amore del Signore, come preghiamo nella liturgia: “Con la tua continua misericordia, Signore, purifica e rafforza la tua chiesa e poiché non ha consistenza senza di te, conducila sempre con il tuo dono”. Quando al mattino ci alziamo e ci chiediamo: “Da dove ricomincio oggi?”, è da questa misericordia che si ricomincia. Dall’ascoltarla e dal lasciarsi fare da essa. Così diamo salde fondamenta alla nostra vita.

Gesù dice anche: “Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la fanno” (Lc 8,21). Chi ascolta e fa la misericordia del Padre genera vita negli esseri umani che incontra. Però solo chi custodisce la memoria della propria fragilità può farlo in maniera mite e liberante. La fede di Pietro, che è la nostra, è quella di chi conosce le proprie e altrui fragilità, di chi vede le fragilità della comunità ma le discerne a partire dalla pietra d’angolo, che è il Messia crocifisso. Appunto un messia fragile, un messia che porta incisi per l’eternità i segni della passione, il cui corpo è spezzato in eterno (cf. Gv 20,20). Su questa pietra Gesù edifica la sua comunità.

fratel Davide