Una sinfonia attorno al Cristo

Photo by Steve Johnson on Unsplash
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30 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 3,13-19 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 13Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.


In comunione con le chiese ortodosse, il giorno dopo la solennità dei santi Pietro e Paolo, celebriamo la memoria del “Collegio apostolico”. Gli apostoli: testimoni del vissuto di Gesù fino alla sua morte e resurrezione, annunciatori dell’evangelo della pace e servitori dell’unità della chiesa. Annunciatori della Parola che genera alla fede, devono anche essere testimoni credibili della riconciliazione: con Dio e con gli uomini.

Nel Vangelo secondo Marco, proprio di questa festa, vediamo Gesù sottrarsi alle acclamazioni delle folle e ritirarsi in disparte sul monte, luogo di silenzio e relazione con Dio. Sua è l’iniziativa, sua è la parola che chiama a sé alcuni discepoli perché siano più vicini a lui, più coinvolti con lui. Dà origine a una vita di comunione: i chiamati staranno con lui, che è l’evangelo stesso, e saranno inviati a predicare l’evangelo e scacciare i demoni, quelle forze mortifere che opprimono l’umano.

I chiamati sono dodici, come i dodici figli di Giacobbe, da cui vengono le dodici tribù di Israele, che erano sì fratelli, ma con rapporti difficili tra loro… Cristo riprende questa struttura che può essere vera struttura di comunione, di fraternità, se conserva il legame con l’origine, il centro e il punto di arrivo che è il Cristo. Essenziale è il legame vitale con Gesù, assiduità, ascolto, conoscenza… Solo così la loro missione potrà essere feconda.

Gli apostoli, ciascuno con un nome e una identità ben marcata, con caratteristiche diverse, danno luogo a un’unità. Un’unità che non li appiattisce su un modello standard ma è composizione in sinfonia. Non annullamento ma assunzione dei doni di ciascuno in un “noi” autentico, vissuto con fatica e con gioia.

L’immagine odierna non rimane una foto di gruppo statica, dobbiamo seguire gli apostoli in tutto il loro cammino dietro a Gesù. Percorrere strada con lui, sovente accettando di capire poco, di essere ancora con poca fede, di ritrovarsi incapaci di seguire il maestro fino in fondo. Soprattutto conoscere la misericordia instancabile di Gesù che non abbandona mai, che rimane fedele anche quando ci trova infedeli. 

Nell’epistola di Paolo (Ef 4,1-13) associata a questo vangelo l’apostolo ci ricorda che la vita di comunione, l’unità, è la vocazione che tutti sono chiamati a vivere nella chiesa. Tutti siamo chiamati a contribuire all’edificazione di quello che è il corpo di Cristo. 

“Avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace” (Ef 4,3). È lo Spirito santo che suggerisce, porta il nostro spirito su vie di comunione; è la pace di Cristo che dà al nostro cuore la mitezza e la saldezza per lasciare spazio all’altro e garantire una vita insieme senza sopraffazione.

L’unità proviene da Dio e dal suo agire in Cristo mediante lo Spirito santo, non è un nostro progetto ma dono e opera di Dio a cui collaborare secondo le proprie possibilità. È il crocifisso che fa l’unità attirando tutti a sé. È il Risorto che fa della chiesa la dimora di Dio.

Tutti siamo chiamati a crescere verso la pienezza del Cristo totale: il Cristo come capo del corpo e noi, “agendo secondo verità nella carità” (Ef 4,15), come sue membra.

fratel Domenico