Incontro di luce

Photo by Geordanna Cordero on Unsplash
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6 luglio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,27-38 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 27mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 28Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». 29Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». 30E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». 31Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione. 32Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato. 33E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». 34Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». 35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


I due ciechi sanno di esserlo, sanno di non volerlo essere, sanno chi è colui che passa per la loro strada, Gesù il figlio di David, il Messia. Sanno che cosa fare: seguirlo traducendo il loro desiderio di guarigione in invocazione: “Abbi pietà di noi”. Hanno toccato il tasto giusto, Gesù ha un cuore di carne, è compassione per chi è nel dolore e nel bisogno, due ciechi, un muto posseduti da forze oscure, una folla senza guida. Per questo è stato inviato e per questo vive, attraversare la valle del dolore facendo il bene (cf. At 10,38), un fare che è traduzione della sua compassione, e nella sua di quella del Padre.

Gesù e il suo Dio insieme soffrono dinanzi al patire umano e si fanno compagni di viaggio per alleviarlo. I due ciechi in questo sono già veggenti, illuminati, conoscono il nome segreto di colui che passa: si chiama “viscere materne di Dio”, questo significa compassione. Il loro gridare misericordia è rivolto a un utero di misericordia e la fiducia in lui – “Credete che io possa fare questo? Gli risposero: ‘Sì, o Signore’” (Mt 9,28) – opera l’evento: “Avvenga per voi secondo la vostra fede” (Mt 9,29).

Il miracolo non genera la fede, è la fede che rende possibile il miracolo sprigionando quella potenza dell’amore che altro non chiedeva che di essere liberata. È una storia di tatto: Gesù è stato toccato dall’invocazione, la fiducia dei due ciechi e del muto e della folla abbandonata è stata toccata dalla compassione: “Toccò loro gli occhi e disse … e si aprirono loro gli occhi” (Mt 9,29-30).

Un racconto per noi, ciechi, muti, stanchi, sfiniti, sbandati e altro ancora, coscienti di esserlo e desiderosi di non esserlo. È il primo passo di ogni guarigione, la lettura disincantata di sé, siamo malati nel corpo, nella psiche e nelle relazioni e al contempo siamo sogno dell’altrimenti, speranza di diversità affidata a un Tu che l’accoglie, un Tu buona notizia da diffondere (cf. Mt 9,31), un Tu vicinanza della regalità di Dio (cf. Mt 9,5), dell’agire nobile di Dio nella compassione e nella tenerezza, che non conosce esclusioni.

Che concludere? Non tutti gli incontri si equivalgono. Vi sono incontri che fanno esclamare: “che disgrazia averti incontrato!”, altri: “che grazia averti incontrato!”. Che grazia e che gioia, nello stupore e nel grazie, essere incontrati da chi ti restituisce gli occhi, la parola, la dignità di popolo, la pulizia interiore svuotandoti di demoni dai molteplici nomi. Da chi ti restituisce alla tua profonda verità di uomo, creatura resa veggente ed eloquente perché carne di compassione, luogo attraverso cui Gesù il compassionevole continua a farsi vicino, come benedizione, mitezza e umiltà, agli affaticati e agli oppressi della terra (cf. Mt 11,28-30). Continua a farsi incontro di luce e di vita.

fratel Giancarlo