Agnelli e non lupi

Photo by Steve Johnson on Unsplash
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9 luglio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,16-23 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù inviò i dodici dicendo loro:"16Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: 20infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
21Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 22Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 23Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo.


“Per causa mia”, “A causa del mio nome”: il vangelo oggi ci ricorda che l’essere cristiani, il camminare alla sequela del Figlio dell’uomo, non è una facile scorciatoia, non è la risposta a tutte le nostre domande, non è la soluzione comoda alle difficoltà e ai problemi che accompagnano l’esistenza di ogni persona, ma anzi ci dice che per il credente alle fatiche che appartengono all’umano vivere si aggiungono le ostilità, le inimicizie e addirittura le persecuzioni e la morte patite a causa del nome di Gesù, a causa dell’appartenenza a lui e a lui solo.

Di più: Gesù, nel suo discorso, nel descrivere l’inimicizia che i discepoli subiranno, passa da uno scenario esterno (“Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali”), a quello più prossimo dell’appartenenza religiosa (“vi flagelleranno nelle loro sinagoghe”), a quello ancora più intimo della parentela e della famiglia (“il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno”).

Come affrontare tutto questo? Come riuscire a mantenersi pecore quando si è in mezzo ai lupi? Come portare il peso di tanto odio e inimicizia senza restarne schiacciati o, che sarebbe ancora peggio, senza trasformarsi a nostra volta in crudeli persecutori? 

Gesù ci indica quattro aspetti che hanno caratterizzato la sua stessa vita: la prudenza del serpente, la semplicità della colomba, il lasciarsi ispirare dallo Spirito, l’essere stranieri e fuggiaschi.

Aspetti questi che a un primo sguardo potrebbero sembrare molto disparati, addirittura contraddittori: come conciliare l’essere prudenti come serpenti con l’essere semplici come colombe? Come poter dare testimonianza lasciandosi ispirare dallo Spirito e nello stesso tempo fuggire di città in città?

Forse l’unità di queste quattro attitudini, di questi quattro modi di affrontare l’ostilità e la persecuzione, sta nel fatto che essi sono modi diversi di incarnare la stessa postura interiore di chi vive “disarmato”, di chi non risponde male per male, di chi desidera solo e soltanto la pace. 

Ecco allora che di fronte all’inimicizia egli sceglie la via più appropriata per bloccare il male, per non lasciare che dilaghi, a costo di prendere sopra di sé tutto il peso di questo “mettere un argine”. Così di volta in volta sceglierà se è meglio agire prudentemente, oppure essere semplice, oppure fuggire ritirandosi in un altro luogo, oppure stare di fronte ai propri aguzzini e accusatori con parresia e fortezza

L’unico elemento che rimane costante è il perseverare nella sequela, il non rinnegare il “bel nome” invocato su di noi, il lasciarsi guidare dallo Spirito, il diventare sempre più conformi al nostro maestro e Signore, il quale lungo tutta la sua esistenza agì anch’egli con tutta la varietà di queste modalità.

Il Signore ci doni di voler essere come lui, agnelli e non lupi, e di cercare sempre la via della pace, quella via che lui stesso ha percorso prendendo su di sé, come agnello mite e afono, i nostri peccati per donarci la salvezza.

sorella Ilaria