Problema di interpretazione e di scelta

Photo by Jené Stephaniuk on Unsplash
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14 luglio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,16-24 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: " 16A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:

17«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!».

18È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: «È indemoniato». 19È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: «Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
 20Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: 21«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 22Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 23E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! 24Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».


Chi è veramente Gesù per noi? Come interpretiamo nella nostra vita la sua venuta e le sue parole? Le prendiamo sul serio? “Venne Giovanni … Venne il Figlio dell’uomo …”, entrambi hanno parlato e hanno fatto azioni potenti: noi siamo rimasti solo spettatori?

In questo brano vediamo la reazione di Gesù di fronte al rifiuto da parte dei suoi contemporanei, dopo che è partito “per insegnare e predicare nelle loro città” (Mt 11,1). 

La similitudine dei vv. 16-19 non è di comprensione immediata, ma ciò che più conta è cosa essa può insegnare a noi oggi: la generazione di Gesù – che non accoglie il suo messaggio – è paragonata a dei bambini che cercano di giocare tra loro, che però restano quasi frustrati perché non si coinvolgono… Come quelli di “questa generazione” che non accettano la fatica di mettersi in gioco (“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete …”): a loro non va bene niente, come se volessero decidere da sé le regole del gioco senza impegnarsi però in prima persona nell’unica cosa oggi necessaria, la conversione. Non danno valore alle parole che ascoltano, le banalizzano e così le travisano.

Scambiano Giovanni e Gesù per uomini qualunque, non riconoscono in loro gli inviati del Signore: per essi Giovanni forse è solo una canna sbattuta dal vento, non il più grande tra i nati di donna (cf. Mt 11,9.11); per essi Gesù non è il Figlio dell’uomo che un giorno risorgerà e giudicherà il mondo (cf. v. 22). Non colgono il kairós che hanno davanti agli occhi.

Ma non è tutto qui. Siamo noi questa generazione, che non coglie l’importanza di ciò che vive, di ciò che ascolta, che non vuole convertirsi. Anche noi non accogliamo la gioia che ci viene donata, non vogliamo pentirci (cf. v. 17), cioè non cogliamo come il momento presente sia la nostra occasione per convertirci. Non vogliamo né far festa né batterci il petto: non vogliamo essere scomodati.

Siamo così induriti da non vedere che le opere di Gesù (cf. Mt 11,2) – cioè i suoi miracoli e la sua missione – sono opere della Sapienza, la quale afferma:

“Beati quelli che seguono le mie vie …
Beato l’uomo che mi ascolta …
Chi trova me trova la vita …
Ma chi pecca contro di me fa male a se stesso,
quanti mi odiano amano la morte” (Pr 8,32-36).

Il divisore, il diavolo, opera uno stravolgimento di interpretazione (cf. vv. 18-19): chi rifiuta i banchetti degli empi e invita alla penitenza (Giovanni) è letto come indemoniato, chi dona l’amicizia di Dio e annuncia la gioia del Regno (Gesù) è giudicato come libertino. È sempre più facile guardare dall’esterno che lasciarsi interpellare.

Sia Giovanni sia Gesù, infatti, avevano iniziato la loro predicazione con l’invito “Convertitevi!” (Mt 3,2; 4,17), uno sottolineando il pentimento, l’altro mostrando l’agire compassionevole del Signore. Tutte le opere potenti di Gesù sono state un appello al pentimento: ma gli abitanti delle città ricordate sono rimasti semplicemente spettatori, si sono induriti senza lasciarsi coinvolgere da quegli eventi e da quelle parole. Il grido di Gesù è un estremo appello alla conversione (vv. 21-24), perché vuole che scegliamo la vita, perché vuole che accogliamo la gioia piena.

Oggi noi siamo paragonati a loro: cosa scegliamo di fare?

un fratello di Bose