Forza e debolezza

Fanus icona di Elia
Fanus icona di Elia

20 luglio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,1-11 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». 10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.


“Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa”. Tanti sguardi sono possibili su Elia. Profeta dell’intransigenza e della rottura, “padre” duro nei confronti del suo discepolo Eliseo, alla fine dei tempi verrà e “convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri”, secondo l’affermazione dell’ultimo dei profeti della Bibbia ebraica (Ml 3,24). Quando Elia è rapito in cielo Eliseo lo invoca ripetutamente padre (cf. 2Re 2,12); eppure, quando Elia lo aveva fatto (arbitrariamente) suo discepolo, non gli aveva permesso di salutare i propri genitori (cf. 1Re 19,20) e al momento della separazione lo aveva abbandonato in modo brusco, trasmettendogli un potere profetico pericolosamente ambiguo e lasciando che un carro di fuoco/morte li dividesse (cf. 2Re 2,11).

Tutta la vita di Elia è caratterizzata dalla fuga e dalla separazione: annuncia la punizione della siccità e fugge al torrente Cherit, lì si trova ai limiti di un non-mondo, nutrito da uccelli-carogna in una impurità che gli preclude le relazioni sociali. Dopo il massacro dei profeti di Baal al Carmelo (cf. 1Re 18) fugge all’Oreb, dove il Signore cerca di insegnargli ad avere uno sguardo più misericordioso e di mostrargli che lo spirito divino non si trova né nel tuono né nei grandi atti miracolosi, bensì in una piccola voce di quieto silenzio (cf. 1Re 19,12). Eppure Elia non comprende e resta irremovibile ripetendo la sua lamentela iniziale: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita” (1Re 19,10.14). Non si è smosso dal suo dolore.

Questa figura difficile già in tempi biblici era stata reinterpretata come testimone di una restaurazione futura: “Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull'Oreb sentenze di condanna … tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l'ira prima che divampi, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe. Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell'amore, perché è certo che anche noi vivremo” (Sir 48,7-11). Anche il vangelo di Matteo si fa portavoce di questa comprensione.

Le interpretazioni rabbiniche e patristiche hanno colto il pericolo di un’opposizione tra istituzione e carisma. Sullo spirito di fuoco, sulle rivendicazioni profetiche, prevale la piccola voce del silenzio. Elia è colui che con la sua foga e insieme la sua debolezza insegna la misericordia del Signore.

“Mentre fuggiva, Elia invocava la morte dicendo: Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri. Come si spiega di un uomo così potente che compie tutti quei prodigi e al tempo stesso così debole, che ha tanta paura? ... In quei prodigi Elia riconosceva che cosa aveva ricevuto da Dio, in queste debolezze che cosa poteva essere da sé. Quella potenza era virtù, questa debolezza custode della virtù” (Gregorio Magno, Moralia IV, XIX,10).

Atanasio riferisce che Antonio “ricordava anche le parole del profeta Elia: ‘Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi mostrerò a lui’ (1Re 18,15). Considerava infatti che, il profeta nel dire ‘oggi’, non teneva conto del tempo trascorso, ma, quasi stabilendo un nuovo inizio, si preoccupava ogni giorno di presentarsi a Dio così come si deve apparire, puro di cuore, disposto all’obbedienza della Sua volontà e non di altri. Diceva tra sé che l’asceta deve contemplare la propria vita come in uno specchio, considerando quella del grande Elia” (Vita di Antonio 7). Non per la potenza della sua profezia né per lo Spirito del Signore che lo infuocava Elia è diventato esempio dei monaci, ma per questa sua capacità di ripresentarsi al Signore ogni giorno, di riconsiderare forza e debolezza.

“Dio piega il tuo zelo infuocato e ti invia da una vedova per esserne nutrito, tu che eri divenuto fuggiasco, o Elia”, canta la liturgia bizantina nella festa del 20 luglio. Elia deve ricominciare ogni giorno, imparando a ricevere l’accoglienza dai più poveri e disprezzati. Elia, dice la tradizione ebraica, è presente a ogni nuova circoncisione ed è l’ospite atteso a ogni celebrazione pasquale per testimoniare che la fedeltà al Signore e al suo insegnamento ci sono ancora sulla terra. Sono esse che preparano la venuta del giorno del Signore.

sorella Raffaela