Nel mio granaio

Photo by Dan Gold on Unsplash
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24 luglio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,24-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 24espose una parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29«No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio»»


Leggiamo oggi la cosiddetta "parabola della zizzania". Ma siamo sicuri che questo titolo ci aiuti a entrare nell'ascolto di quanto Gesù sta dicendo?

Siamo nel capitolo tredicesimo del vangelo secondo Matteo, interamente dedicato al parlare di Gesù in parabole. Alla folla e ai suoi discepoli. Per quel che possono intendere, in quel momento e successivamente. Gesù cerca di raccontare il regno dei cieli, il regnare di Dio in lui e con lui nel dispiegarsi dei giorni, e non può che farlo così. Introduce la figura di un seminatore e del suo seme e arriva all’immagine di una rete “che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47). Dalla terra al mare, la vita intera può essere compresa come un tesoro fatto di "cose nuove e cose antiche" (Mt 13,52).

Gesù racconta e a volte spiega. Solo ai discepoli. 

Le parole di oggi troveranno una spiegazione poche righe oltre, non subito di seguito. Forse perché anche le possibili spiegazioni non possono tralasciare il continuo approssimarsi alla verità. Mai chiusa e definita una volta per tutte. Perché la verità si disvela come un cammino, passo passo, con svolte non sempre prevedibili.

Oggi non ascoltiamo la spiegazione che l'evangelista riporta. E questa è una buona occasione per non andare subito a cercare delle corrispondenze dirette. Sostiamo allora su quel che Gesù qui ci consegna. Lasciamolo risuonare. Non ingabbiamolo. Non lasciamoci vincere dalla tentazione di voler avere tutto sotto controllo. Forse è proprio lì che ci vuol condurre la parabola…

Forse potremmo scoprire che a far da protagonista non è tanto la zizzania, che certamente c'è e occupa molto spazio ma che alla fine è destinata a essere bruciata. 

C'è l'uomo che semina "del buon seme nel suo campo": il seme è buono, il campo è il suo, quello di cui ha cura, non un campo qualsiasi. 

Eppure c'è anche "il suo nemico", che approfitta del momento in cui tutti dormono, in cui le difese si abbassano, per lasciare un segno del male, e scomparire. 

Poi c'è il grano, che cresce con lo stelo e il suo frutto. 

Ci sono i servi che, allarmati, pongono il dubbio sulla bontà del seme e si interrogano sull’origine del male. La loro sollecitudine rischia di ridursi a preoccupazione che vorrebbe tutto distinguere, tutto risolvere, immediatamente. Vorrebbero proteggere il grano.

E infine c'è il padrone di casa. Che ha l'ultima parola, che pone il suo "no". Non è tempo di togliere la zizzania perché non soffochi il grano. Verrà il tempo, quello della mietitura. Ora è il tempo della crescita e il grano è chiamato a irrobustirsi così, in mezzo al male. Pur rimanendo grano, senza confondersi o lasciarsi contaminare. Il padrone di casa sembra dire ai suoi servi che occorre pazientare, occorre attendere il compiersi del tempo per discernere, per dividere ciò che è buono, ciò che può diventare pane condiviso, da ciò che a null’altro serve che a essere gettato nel fuoco. Il frutto si riconosce. E il frutto buono è chiamato a essere riposto nel granaio del padrone, custodia e promessa di una vita condivisa.

sorella Silvia