Che cosa ci nutre veramente?

Photo by Steve Johnson on Unsplash
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4 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,1-9 (Lezionario di Bose)

1 In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 2«Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». 3Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?
4Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte.
5Voi invece dite: «Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un'offerta a Dio, 6non è più tenuto a onorare suo padre». Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione.
7Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:

8Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
9Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».


Il vangelo di oggi si colloca in un contesto dedicato al tema del cibo. Dopo avere spezzato il pane per la folla (cf. Mt 14,15-22) e avere camminato sul mare davanti ai discepoli increduli (cf. Mt 14,23-36) perché incapaci di comprendere quel gesto di comunione, rivelativo del loro Maestro e della vita nuova che egli dona, Gesù incontra il disappunto di scribi e farisei: come mai i suoi seguaci non fanno le abluzioni rituali prima di sedere a tavola? La domanda può apparirci poco interessante, semplice retaggio di una cultura e di una religiosità lontane e a noi estranee, ma in realtà è fondamentale perché mangiare significa vivere. La vera posta in gioco, che Gesù porta alla luce, è proprio questa: di che viviamo, che cosa ci nutre garantendoci una vita ricca di senso? L’osservanza di tradizioni svuotate del loro significato profondo o quel pane spezzato e dato in abbondanza, il cui senso dovrebbe essere custodito e valorizzato dai riti umani? Viviamo di abitudini ed esteriorità o di quel pane che ci apre gli occhi e ci rende capaci di aderire al mondo nuovo che Gesù propone?

Attraverso l’esempio della cura negata ai genitori per soddisfare il precetto che riservava al tempio i beni consacrati a Dio, beni inalienabili fino alla morte del proprietario, Gesù ci ricorda che metro dell’autentica applicazione di qualsiasi tradizione o comandamento è la carità. E svela uno dei mali più insidiosi dell’esperienza religiosa: ammantare di Dio egoismo, cupidigia e indifferenza, fino a togliere la vita in suo nome. L’esempio di Gesù, tra l’altro, è di straordinaria eloquenza perché parlando dell’amore per chi ci ha donato l’esistenza ci spinge a riflettere sull’intera nostra vita. Se non onoriamo realmente la fonte della vita, come potrà mai essa fluire in noi? Come potremo continuare a riceverla per rinnovarla e farne dono ad altri?

Gesù non intende sminuire i comandamenti ma restituirli a noi in tutta la loro portata. Con-mandare, infatti, significa “mandare insieme”, cioè permettere di camminare gli uni accanto agli altri: i comandamenti di Dio sono stati donati perché ogni essere umano abbia vita abbondante nella compagnia degli uomini. Ma la Legge assolve questo compito di comunione solo se saldamente ancorata al precetto nuovo: amare come Gesù ci ha amati, ovvero servire la vita di chi ci è accanto facendoci pane spezzato e donato, sulle sue tracce.

Gesù apostrofa con durezza i suoi interlocutori. Li chiama ipocriti, ponendo così ll’accento su un male profondo che ci riguarda tutti, su una divisione tra intenti reali e apparenza che è una malattia del cuore, una patologia che soffoca la vita piena e autentica. Ecco forse l’invito più pregnante della Parola di oggi, che emerge tra le righe del testo: sederci a scrutare con onestà e verità quanto abita il nostro cuore e muove in noi parole, azioni e scelte. Il vero problema, ci dice Gesù, non è mangiare il pane con mani immonde, perché il pane da lui portato, il pane che è la sua vita, è per tutti, in primis malati e peccatori. Il problema serio della nostra esistenza è non nutrirci più di quel pane, unico rimedio efficace alla durezza di cuore, con autenticità e intimo desiderio.

sorella Chiara