Che cosa ci manca davvero?

Photo by Steve Johnson on Unsplash
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7 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,29-39 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 29Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. 30Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, 31tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
32Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». 33E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». 35Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. 38Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.


Il testo appena letto ci presenta Gesù che si relaziona con la folla in due maniere. In un primo momento cura i malati e in un secondo momento dà loro da mangiare.

All’inizio del brano vediamo Gesù che si allontana da un posto, arriva al mare, sale sul monte e lì si ferma. Sembra quasi che voglia essere seguito e raggiunto… e così avviene, infatti “attorno a lui si raduna molta folla”. È molto bello questo avvicinarsi della folla a Gesù! È molto bello perché è un movimento discreto in cui anche noi possiamo riconoscerci proprio in questo momento in cui ci fermiamo a leggere la pagina evangelica proposta. 

Il testo continua dicendo che Gesù guarisce i malati e la folla si stupisce e loda Dio. In questa parte facciamo più fatica a identificarci. Infatti nei nostri casi, il miracolo della guarigione normalmente non avviene. Alcune autorevoli traduzioni preferiscono dire che Gesù “curò” i malati. Oltre che più realistica questa traduzione indica un itinerario di fede e di maturazione della nostra fede molto importante in cui ci possiamo riconoscere con più facilità e maturità. 

Molto spesso le situazioni di malattia che vediamo attorno a noi o che riscontriamo in noi stessi non possono essere guarite completamente: questo può affliggerci e crearci grandi sofferenze. In questi casi ciò che possiamo arrivare a sperimentare è che la cura amorevole che possiamo ricevere o dare non è affatto piccola cosa. A volte una carezza, se saputa dare con amore, ha un’efficacia migliore di una medicina miracolosa. 

Certo i miracoli sono sempre possibili, ma non sono la via ordinaria per affrontare le nostre e altrui malattie. La via possibile, la via accessibile a tutti è quella della cura. È quella della cura amorevole. Cura amorevole data a chi è nella malattia, e cura amorevole ricevuta quando noi stessi ci troviamo nella malattia.

Il testo della seconda moltiplicazione dei pani si apre con un’annotazione che va proprio in questo senso. Qui possiamo scorgervi un ammaestramento per i discepoli di Gesù di allora e per noi che oggi cerchiamo, nonostante tutto, di essere suoi discepoli.

La parola chiave di questa parte è: compassione. Gesù dice ai discepoli che sente compassione per la folla e li interroga sul da farsi. Noi discepoli di oggi saremmo tentati di rispondergli: “Hai appena guarito i malati, di’ a queste pietre che diventino pane”. Ma ci sentiamo chiedere: “Quanti pani avete?”. E noi oggi di pane ne abbiamo in abbondanza. Soprattutto noi che abbiamo la fortuna di vivere nella parte del pianeta in cui ci sono talmente tante ricchezze che potrebbero risolvere il problema della fame nel mondo. Allora cos’è che manca? Cos’è che ci manca? Cos’è che ci manca davvero? 

La risposta mi sembra essere di una semplicità disarmante: ciò che ci manca è la compassione, è quella compassione che Gesù mostra di avere per le folle che ha davanti e che noi rischiamo di non vedere. 

Se noi che potremmo dare da mangiare agli affamati non siamo capaci di farlo rischiamo di ritrovarci privati anche di quella carezza amorevole che è il miracolo che cura la peggiore delle nostre malattie: la durezza di cuore.

fratel Dario