Segni da discernere

Photo by Vojtech Bruzek on Unsplash
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9 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,1-12 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1 I farisei e i sadducei si avvicinarono a Gesù per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; 3e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò. 5Nel passare all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. 6Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». 7Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». 8Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? 9Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? 10E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? 11Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». 12Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei.


Il brano evangelico parla di tre segni: un segno dal cielo, i segni dei tempi e il segno di Giona. Fa poi riferimento a un insegnamento da cui guardarsi, perché impedisce di discernere i segni dei tempi e di accogliere il segno di Giona. In che relazione stanno questi segni? Il segno dal cielo è un prodigio divino che accrediterebbe Gesù quale inviato di Dio. Siamo sul registro dell’eccezionale e dello straordinario, quasi che si addicesse a Dio solo un lessico eccedente i limiti della storia umana. I segni dei tempi si riferiscono alle realtà intrastoriche nelle quali si manifesta il regno di Dio. Infine Giona è il profeta che è rimasto tre giorni e tre notti nel ventre della balena e la cui predicazione controvoglia sortì la conversione degli abitanti di Ninive (Mt 12,38-41). Il suo segno è profezia della passione, morte e resurrezione di Gesù e appello alla conversione. Allora il secondo e il terzo segno si illuminano a vicenda contestando il primo.

A partire dal mistero pasquale che è il radicale capovolgimento delle idee su Dio descritto dalla vita di Gesù, si attua il discernimento dei segni dei tempi. Ora essi non sono più delle realtà che afferiscono alla sfera del religioso e alla pratica cristiana. In Mt 25,31-46 infatti chi ascolta il silenzioso grido delle ferite dell’essere umano nel bisogno e vi risponde con il suo amore è colui che a sua insaputa incontra il Crocifisso risorto, che verrà alla fine dei tempi come giudice della storia. È dunque chi si converte alla sua voce in uno dei crocifissi della storia. I segni dei tempi accadono là ove nella prossimità a chi è nel bisogno sono la forma – senza dubbio parziale e ambigua – di liberazione da ciò che fa violenza agli esseri umani, li opprime e li umilia. Il loro discernimento da parte del discepolo e della discepola di Gesù chiede di distinguere dove nel quotidiano uomini e donne resistono contro la malattia e il male, contro il malessere collettivo e l’ingiustizia, contro la disgrazia e la sventura. Discernere i segni dei tempi dalla prospettiva del Crocifisso risorto è cogliere quando nell’oggi si dà questa fede elementare nella bontà della vita che contesta ogni realtà che domina, violenta e sfrutta gli esseri umani e il creato. In segni e gesti che nulla hanno di religioso e di confessionale: proprio come il Crocifisso!

Questo chiede un particolare tipo di contemporaneità al proprio tempo. Bisogna esservi pienamente inscritti senza fuggirne il dramma e senza esserne completamente assorbiti. È una singolare relazione con la propria epoca: si aderisce a essa prendendone nel contempo la distanza. Si forma così in sé una presenza critica al presente. Sa nominare ciò che contraddice il regno di Dio e vi resiste in alleanza con altri uomini e donne senza alcuna preclusione. Nel contempo riesce vedere in sé e nella propria tradizione ciò che ormai rende sordi agli appelli di Dio nei segni dei tempi, ciò che cerca ancora un segno dal cielo e non il segno di Giona nelle vicende degli esseri umani.

fratel Davide