Nello sguardo e nell’ascolto

Photo by Jené Stephaniuk on Unsplash
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12 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,1-13 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». 10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro». 13Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.


Guardare al Cristo trasfigurato significa guardare la Bellezza. E, sull’altura del Tabor, il monte tradizionalmente identificato come il luogo della Trasfigurazione, la Bellezza si declina come volto, come chiarità del sole e candore della luce, ma anche come ombra di nube luminosa, come voce che chiama all’ascolto.

“‘Il suo volto risplendeva come il sole’ (Mt 17,2). Perché meravigliarci che il suo volto sia diventato come il sole, dal momento che lui stesso è il sole? Perché meravigliarci che il volto del Sole sia diventato come il sole? Era il Sole, ma nascosto dietro una nube: la nube si allontana, ed ecco che per un momento risplende. Riconoscendolo veramente come egli è, sarai perennemente abbagliato dall’eterno splendore di questo sole, rischiarato dalla gioia, illuminato in misura indicibile. Allora, quando il volto del Signore splenderà così su di te, si adempirà il desiderio espresso dal profeta: ‘Faccia splendere su di noi il suo volto’ (Sal 66,2)” (Pietro il Venerabile).

Nel volto c’è il mistero dell’alterità, l’irraggiungibilità indisponibile dell’Altro, nella sua irripetibile unicità: come scriveva Emmanuel Lévinas, “il suo volto entra nel nostro mondo provenendo da una sfera assolutamente estranea, cioè precisamente da un assoluto che, d’altra parte, è il nome stesso dell’estraneità profonda”. Eppure, nel volto di Cristo quella lontananza si fa prossimità, l’enigma del radicalmente Altro si fa parola, la trascendenza che intimorisce si fa rassicurazione che invita a deporre la paura. Così, il volto del Trasfigurato diviene la chiave di accesso che ci è donata per leggere i nostri volti e per vivere l’incontro con i volti degli altri: “Nel semplice incontro di un uomo con l’Altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’‘epifania’ del volto dell’Altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’Altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di accoglienza o di rifiuto”.

Il volto luminoso di Cristo rifulge sulle pagine della Scritture, luogo eloquente in cui la Parola attestata viene consegnata al nostro ascolto; non a caso la tradizione dei Padri ci insegna che “gli abiti di Gesù sono le sue parole e gli scritti del Vangelo, di cui è come rivestito. Io penso infatti – scriveva Origene – che anche tutto quello che gli apostoli hanno riferito di lui è veste di Gesù, che diventa luminosa per coloro che salgono con lui sulla montagna”.

Così, in una sorta di intima sinestesia, vedere la Luce nella luce (cf. Sal 36,10) non è altro che ascoltare la Parola, ponendo attenzione alle parole, come pure ai silenzi che precedono e seguono ogni parola autentica. Nello sguardo e nell’ascolto le nostre vite incrociano le vite degli altri, che sono l’autentico luogo della manifestazione di quel Dio che non vediamo, ma che ciascuno può amare, se accetta di amare il proprio fratello che vede (cf. 1Gv 4,20).

Noi tutti,
portiamo una mancanza
e ogni voce ha dentro una voce
sepolta, un lamentoso calco di suono
che un po’ si duole anche quando
canta. Te lo dico io
che ascolto
la lezione del vento
e il lamento della tua pena.
Ascoltare anche ciò che manca.
L’intesa fra tutto ciò che tace.

(Mariangela Gualtieri)

fratel Emanuele