L’orizzonte del dono

Photo by Adam Kring on Unsplash
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14 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,22-27 (Lezionario di Bose)

In quel tempo  22mentre si trovavano in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini 23e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati. 24Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». 25Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». 26Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. 27Ma, per evitare di scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».


Al nuovo annuncio della passione, morte e resurrezione di Gesù, Matteo aggancia un episodio che gli è proprio, relativo alla tassa del tempio. Come tale questione si ripresenta per noi? Possiamo intendervi un appello a crescere in una fedeltà libera e responsabile?

Gesù annuncia ciò che “sta per” accadergli. Il farne parola, nell’imminenza di ciò che sta per subire, gli permette di assumerlo fino a farne un annuncio che inscrive ciò che “deve” avvenire (così si era espresso nel primo annuncio: cf. Mt 16,21) nell’orizzonte del dono (“Questo sono io, dato per voi”: Mt 26,26 e Lc 22,19).

Se qui tale annuncio desta una reazione colma di tristezza, queste stesse parole permetteranno ai suoi di rielaborare a posteriori quanto accaduto e coglierlo quale buona notizia, divenendone testimoni.

A Cafarnao si pone poi il problema della tassa versata per il culto al tempio. Nel variegato giudaismo dell’epoca, c’erano diversi modi di intenderla e di valutarne l’obbligatorietà annuale (a seconda dell’interpretazione di Esodo 30,11-16 e del precedente di Neemia 10,33-34). A Qumran si prospettava ad esempio un unico contributo in tutta la vita; in Galilea non si vedeva di buon occhio un’imposizione dovuta al lontano tempio di Gerusalemme; per i poveri era gravosa. Il rabbi di Nazaret oserà parole e gesti di forte critica al sistema malato del tempio (cf. Mc 11,15-17), ma qui – Pietro assicura – non si sottrae alla tassa.

Gesù tuttavia precisa: come i re di questo mondo non fanno pagare tasse e tributi ai loro figli, così il Padre non esige nulla dai suoi figli, da quanti cioè si sono riconosciuti in quella relazione che per noi, come per Gesù, è vera libertà.

Gesù non fa dipendere la fedeltà alla Torah dal versamento di questa o quella tassa, dall’adempimento di questo o quel precetto svincolati dalle “prescrizioni più gravi … la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle” (cf. Mt 23,16-23). A chi accede alla vera libertà, chiede di viverla tenendo conto degli altri, senza isolarsi, anzi facendosene carico.

Leggiamo in questa luce il curioso v. 27. Notiamo che non riferisce un fatto prodigioso, piuttosto lo annuncia al futuro, con una formulazione che ha qualcosa di fiabesco. Gli esegeti osservano che la storia della moneta nel pesce è un motivo ben noto nella favolistica popolare, ha dei paralleli nella letteratura antica, anche rabbinica: si presta a interpretazioni simboliche.

Per quest’oggi, una semplice annotazione. Gesù chiede a Pietro di andare a pescare, attività quotidiana che questi conosce bene, era il suo mestiere. È facendo qualcosa di molto quotidiano che Pietro inaspettatamente ottiene gratis la moneta con cui pagare la tassa per due persone.

Vogliamo vedervi un rimando a quella faccenda nella quale i conti non tornano mai, “la grazia a caro prezzo”? Una grazia che non ha prezzo e per la quale non c’è da pagare: il cristiano, fidandosi della parola di Gesù, se la ritrova tra le mani gratis. Una grazia che conduce però a una passione: proprio come Gesù, il cristiano si trova prima o poi a pagare per altri, in loro favore.

Non è che il Padre pretenda che gli sia versato nulla, è ciò che di volta in volta sta per accadere a essere letto come appello a vivere fino in fondo il dono della fedeltà.

fratel Fabio