Il rischio e la gioia di essere come bambini

Photo by Kseniya Lapteva on Unsplash
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21 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 19,13-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 13furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». 15E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.


Gesù ricorre spesso all’immagine dei bambini come all’inizio del capitolo 18 in cui ci chiama tutti a conversione e a diventare come bambini per entrare nel regno dei cieli (Mt 18,4). Le beatitudini ci dicono che il regno dei cieli appartiene ai poveri in spirito e a coloro che sono perseguitati a causa della giustizia.

I bambini, i minimi o minori, come dirà Francesco d’Assisi, saranno giudici della nostra capacità di portare altri fratelli e sorelle verso il Signore, o del nostro essere stati inciampo, impedimento sulla strada che conduce a Lui.

Questo impedimento oltre ad essere un ostacolo fisico, è anzitutto quanto, nel nostro agire, vedere, parlare opera la divisione, dentro e fuori di noi impedendoci di proseguire speditamente con cuore unificato dietro al Signore. Scandalo interiore che si riverbera in modo mortifero nelle relazioni comunitarie, nelle divisioni e lacerazioni che minano la comunione tra fratelli e sorelle.

L’incapacità di accogliere l’altro, di andarlo a cercare nel suo smarrimento, di perdonare, sono segni della nostra fatica a convertirci per essere come bambini.

Di fronte ad una domanda di grandezza, dei discepoli, Gesù pone in mezzo a loro un bambino, dobbiamo chiederci chi noi mettiamo al centro delle nostre vite, della comunione che cerchiamo di vivere. Come i farisei mettiamo al centro una legge umana adducendo pretesti sulla questione del divorzio, per mettere alla prova Gesù o come i discepoli siamo più preoccupati delle formalità e dell’immagine di un rabbi in Israele che non può certo intrattenersi con dei bambini? O non ci è forse chiesto nella comunione di essere fratelli e sorelle insieme nel suo nome perché Lui il Signore sia presente in mezzo a noi?

Essere come bambini non è certo un preteso infantilismo, immaturo e incapace di riflessione e responsabilità.

Ma se guardiamo un bambino di pochi mesi possiamo riconoscere nel suo sguardo il desiderio di cogliere ogni dettaglio, ogni respiro di realtà con un moto potente di meraviglia e gaudio, uno sguardo che sa che dall’altro e per l’altro, la mamma o il papà, lui può vivere, uno sguardo che sa gioire di ogni novità anche e soprattutto la più semplice come di un orizzonte di infinito che si apre alla vita , al domani con fiducia e speranza.

Ma ci parla di questo essere come bambini anche il ricordo di un monaco anziano, per nulla preoccupato dell’autorità o del potere che altri hanno posto su di lui, ma unicamente teso a seguire il suo Signore fino ad accogliere il martirio, come segno di un amore che non viene mai meno e che anzi si rafforza sempre di più davanti all’odio e all’ostilità.

Penso che tra questi due estremi sia possibile in parte comprendere questa esigenza di diventare come bambini, che spesso ci appare improponibile, se valutata con il nostro pensare umano, ma che in realtà, come dirà Gesù a Nicodemo, richiede un rinascere dallo Spirito. Solo lo Spirito può sciogliere la durezza del nostro cuore per fare spazio ad una parola di vita che ci fa essere capaci di misericordia per i fratelli e le sorelle, animati da quella fede e fiducia nel Signore con cui possiamo portare a lui i più piccoli, deboli, malati (Mt 9,2).

Con uno sguardo limpido e semplice (Mt 6,22), portando nella fede i fratelli e le sorelle più deboli noi possiamo fare esperienza del Regno dei cieli che è in mezzo a noi e dentro di noi già qui e ora.

Osiamo allora rinunciare alle nostre difese, alla paura che fa dell’altro il nemico, per farci piccoli con i piccoli, per rimuovere tutti quegli ostacoli e impedimenti che ci separano da Cristo, osiamo il rischio di essere indifesi come bambini di fronte all’altro, solo così nel suo volto riconosceremo il volto di Cristo sempre presente in mezzo a noi, Lui l’unica via verità e vita.

fratel Nimal