Comprensione che nasce dall’amore

Photo by FLY:D on Unsplash
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25 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20, 1-16 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:" 1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»


Oggi il Signore Gesù ci racconta una parabola, ma senza dirci il motivo che lo spinge a pronunciarla. Pare però di intuirlo da ciò che precede: pare ancora in risposta alla domanda che Pietro gli ha appena rivolto: “Cosa otterremo noi che ti abbiamo seguito lasciando tutto?”, quasi attendendosi un “di più”.

Questa parabola narra la straordinaria comprensione e compassione del Dio d’Israele e di Gesù che Gesù ci rivela ancora una volta. E come ogni parola della Torà e dei Profeti, è anche rivelazione della nostra vita, perché lo sguardo veritiero e compassionevole di Dio che oggi ci viene incontro in questa parabola è la sola e vera giustizia che occorra agli umani. 

Gesù oggi ci insegna a diventare consapevoli della fatica di ogni giornata umana: che si sia servi laboriosi e dunque stanchi del lavoro fatto, o giudicati inutili, schiacciati dalla stanchezza dell’umiliazione e dal terrore della fame.

Gesù parla di un padrone meraviglioso che paga in proporzione al bisogno e alla fatica della giornata, e non alla resa sul lavoro, cioè non al suo personale guadagno! Non è forse ciò che ci augureremmo tutti in questo mondo? 

Eppure, per una volta che c’è giustizia anche per gli ultimi, i primi mormorano contro l’ingiustizia subita. 

Ma questi stessi operai della prima ora pensano anch’essi la paga in proporzione alla fatica fatta e non alla resa sul lavoro! Dicono infatti: “Noi abbiamo portato il peso della giornata e il caldo”. Dunque non è qui la differenza tra i pensieri del padrone e quelli degli operai della prima ora. 

La differenza, abissale, è invece qui: che i primi operai non vogliono sapere il peso della giornata portato dai disoccupati, la frustrazione, l’umiliazione di non essere stati assunti; il patema della miseria, perché hanno pur fame e famiglia come gli altri. Invece questo padrone sa che ogni giornata umana, almeno per le persone povere, è una faticosa corvè, sempre con l’urgenza angosciosa di guadagnare la vita per sé e per altri. Questo sa il padrone, e di conseguenza si comporta.

Gesù ci rivela un Dio misericordioso che guarda ai bisogni e ai dolori degli umani, perché questo solo gli sta a cuore. 

Non è forse una chiamata per noi alla vera giustizia? 

Mentre l’essere umano, se non ama, è drammaticamente inclinato a sentire e a preoccuparsi solo del proprio bisogno e dolore; a ignorare i dolori degli altri; a non avere memoria e immaginazione per sapere che non c’è solo la fatica che sta facendo, ma tante altre. Ognuno/a, dove è privilegiato e/o in torto, non vuole sia fatta vera giustizia! Solo i poveri e gli umiliati la invocano! 

Forse che gli operai della prima ora non hanno fatto in tempo a sentire ansia e preoccupazione immaginandosi tra quelli che il padrone non avrebbe chiamato? È per rimuovere da sé la paura di quella pena che temevano per sé, che ora negano la pena di chi è rimasto disoccupato?

Noi esseri umani, quando non siamo mossi dall’amore, non facciamo che scaricare sugli altri più deboli la sorte che temevamo per noi. Solo l’amore sa distoglierci da questa catastrofica inclinazione. 

Gesù, con questa parabola ci chiama ad amare e a fare la giustizia secondo Dio.

sorella Maria