Una fresca brezza di novità

Photo by Kseniya Lapteva on Unsplash
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27 agosto 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,24-28 (Lezionario di Bose)

In quel tempo24gli altri dieci apostoli, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. 25Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. 26Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore 27e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. 28Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Lo sguardo di Gesù raggiunge le moltitudini, le sue energie di resurrezione si espandono sino ad abbracciare l’umano agli estremi confini della terra, così come scrive il profeta Isaia: 

“Ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli”(Is 53,12).

Abbiamo appena ascoltato la richiesta della madre dei figli di Zebedeo, ora leggiamo lo sdegno degli altri dieci.

Tutto ruota intorno a un nucleo: il potere. Nella società come nella chiesa, nella comunità come nella famiglia: acquisire e voler conservare il potere è un movimento che comprime il cuore tanto da farlo entrare in stato di ibernazione rendendolo incapace di alcunché che non sia imporre se stessi a scapito dell’altro.

Da organo che pulsa e dona vita il cuore diviene un organo che fa implodere la vita stessa, impedendone nuove fioriture e portando all’essiccamento quelle presenti.

“Voi sapete”, ricorda Gesù, quali sono le dinamiche dei governanti delle nazioni, aggiungerei non solo della società civile, anche delle gerarchie ecclesiastiche.

Molto avrebbero da dire, tanti santi e sante sconosciuti che hanno speso la vita a resistere a poteri e dittature oppressive o a silenzi ecclesiali imposti ingiustamente.

“Tra voi non è così”: altra è la dinamica della sequela di Gesù; altra quella del discepolo che vive la sequela del maestro.

Gli ultimi giorni della vita di Gesù dalla lavanda dei piedi, al processo, alla crocifissione, sono narrazione della diversa via scelta da lui per indicare come Dio è presente in mezzo e accanto all’umanità.

Rovesciamento di ogni idea di potere religioso, ribaltamento delle dinamiche gerarchicamente imposte, tutto assume la forma di una fresca brezza di novità. La buona novella che è l’Evangelo porta il grande a farsi servo, “rovescia i potenti dai troni,

rimanda i ricchi a mani vuote, innalza gli umili”, canta Maria nel Magnificat.

Studiare per primeggiare se può esser a tratti per qualcuno uno sprone a superare fragilità, con lo scorrere del tempo può divenire un virus pernicioso, difficile da contrastare. Accade nella società, accade nella chiesa: si vedono da giovani quelli che stanno studiando per divenire capi politici o direttori amministrativi o vescovi o abati e badesse, ne assumono già gli atteggiamenti e le movenze ben prima di esserlo, forse, un giorno.

A tutti Gesù mostra il grembiule e l’asciugamano che ha usato nella lavanda dei piedi.

Li pone nelle mani di ognuno di noi e mentre compie tale gesto, come ai due discepoli di Emmaus, ci spiega le Scritture e narra la sua vita, l’essere messaggero del Padre, esegeta dell’amore di Dio per l’umanità intera, venuto “per servire e dare la propria vita in riscatto per le moltitudini”, ovvero per tutti.

Un uomo ferito dai briganti era a terra sulla via verso Gerico, uno straniero si fece a lui prossimo, lo medicò e se ne fece carico. Oggi un bambino passato di mano in mano sopra a un filo spinato, una donna che rischia di essere mutilata o violata nella dignità di donna, colui che nella sua fede narra la libertà e rischia la vita… tutti sono lungo la via, per terra, mentre passiamo.

Gesù non è venuto per farsi servire ma per dare la vita: e noi? E lascia a noi il suo mandato: “Va’ e anche tu fa lo stesso”.

fratel Michele