La libertà di servire

Photo by Kseniya Lapteva on Unsplash
Photo by Kseniya Lapteva on Unsplash

3 settembre 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 22,24-32 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 24 nacque tra i discepoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. 28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l'ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d'Israele. 31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».


Oggi la liturgia ci fa fare memoria di san Gregorio Magno, padre della chiesa e pastore, offrendoci una pagina evangelica posta in un momento cruciale nel racconto lucano: siamo tra l’istituzione dell’eucaristia e il tradimento e l’arresto di Gesù.

Molti capitoli prima, l’evangelista aveva già raccontato di una discussione tra i discepoli su chi fosse il più grande (cf. Lc 9,46-48), tra il secondo annuncio della passione, morte e resurrezione e l’inizio dell’ascesa a Gerusalemme. Gesù, “conoscendo il pensiero del loro cuore”, aveva preso accanto a sé un bambino per mostrare che “chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande”. Questo è accogliere Gesù e porsi alla sua sequela.

Eppure ora assistiamo a un’altra caduta dei discepoli, chiamati a ricominciare sempre, come ciascuno di noi. Gesù durante la cena pasquale annuncia che verrà tradito da uno di loro. Il loro smarrimento diviene fuga nel cercare il più grande tra loro. Forse a volte basterebbe riconoscere la propria povertà per lasciarci salvare e invece si ricade in dinamiche di potere.

E Gesù interviene ancora una volta a portare un po’ di luce nel loro sragionare. I discepoli non sono chiamati a restare intrappolati nelle dinamiche di chi governa le nazioni. Il loro relazionarsi deve essere altro. È altro. “Tra voi però non è così”, leggiamo anche nel Vangelo secondo Marco (10,43). 

Se i discepoli seguono il maestro che è Gesù, se come tali restano con lui “nelle sue prove” (cf. v. 28), non possono non guardare a lui che “sta in mezzo a loro come colui che serve” (cf. v. 27). E provare a essere, almeno un poco, simili a lui.

Il contesto della tavola è molto pregnante: Gesù, in questa sua ultima cena con i suoi, torna a parlare del Regno come di un banchetto preparato dal Padre, “perché mangiate e beviate” (v. 30). La sua grandezza è servire gli altri, è prendersi cura di quel che sono, delle loro mancanze, del loro desiderio. E questo è sedere in trono

Gesù riserva parole profonde e commoventi a Pietro, chiamandolo per due volte Simone. Si rivolge a lui e parla a un “voi”: Pietro diviene legame tra il singolare e il plurale, tra chi è chiamato a essere pastore e la comunità. “Satana vi ha cercati” (v. 31): come è entrato in Giuda, cerca di portare via dal cuore dell’uomo la fiducia nella Parola (cf. Lc 8,12). Eppure essere vagliati come il grano può portare a una fede rinnovata, fede che osa far fiducia solo nella fedeltà del Signore

Gesù rassicura e incoraggia Simon Pietro: la sua preghiera per lui diviene dono e compito di cura e saldezza per la comunità tutta.

Così possiamo leggere anche la vicenda di Gregorio Magno, che, una volta eletto papa, accettò come unico titolo quello di “servo dei servi di Dio”. Gregorio, monaco amante della parola di Dio, ha potuto scrivere: “Spesso molte cose che nella santa Scrittura da solo non riuscivo a comprendere, le ho capite quando mi sono trovato in mezzo ai miei fratelli … Quanti infatti ripieni di fede ci sforziamo di far risuonare Dio, siamo organi della verità; ed è in potere della verità che essa si manifesti per mio mezzo agli altri o che per gli altri giunga a me”.

sorella Silvia