Chiamati a un esodo per la vita

Photo by Kseniya Lapteva on Unsplash
Photo by Kseniya Lapteva on Unsplash

4 settembre 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,28-36 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 28 Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All'entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Oggi celebriamo la festa di Mosè con la lettura evangelica della trasfigurazione di Gesù dove appaiono Mosè ed Elia nella gloria, cioè con il “peso” della loro presenza mentre Gesù prega. L’uno, Mosè, rappresenta l’insegnamento del Signore scritto sulle tavole di pietra, e l’altro, Elia, la profezia. Contempliamo la figura di Mosè, e vorrei dargli la parola.

Mosè, nel testo dell’Esodo, incontra il Signore nel fuoco di un roveto e si sente chiamato: “Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo”. Lui risponde: “Chi sono io per andare dal faraone e far uscire i figli di Israele dall’Egitto?” (cf. Es 3,10-11). La sua risposta lo rende vicino a chiunque di noi si trovi davanti a un’esigenza che sembra assolutamente impossibile da realizzare. Incontriamo non una figura mitica, ma l’uomo.

Mosè è un uomo dalla storia travagliata e complessa, figlio del suo popolo la cui storia è sempre travagliata: è un bambino superstite salvato da una volontà omicida su di lui e poi dalle acque del Nilo. È un nobile cresciuto alla corte del faraone, dove riceve un’identità egiziana che poi rifiuta, identificandosi con il popolo di Israele. È un giovane idealista assetato di giustizia che diventa però un assassino (cf. Es 2,12); da fuggiasco deve emigrare, lasciare la terra, il palazzo del faraone e il popolo dei suoi padri. Vive un esodo: da ricco che era diventa povero, semplice pastore nel deserto a servizio di un estraneo. La sete di giustizia lo abita sempre e salva le figlie di Reuèl assumendo dei rischi (cf. Es 2,17). Esiliato cerca sé stesso e cerca Dio, in effetti si avvicina per guardare il fuoco di Dio in mezzo al roveto (cf. Es 3,4). Dio lo chiama, “sposando” il suo profondo idealismo utopico, proponendogli di liberare il popolo di Israele, ma lo sottopone a un cammino di maturazione. Vediamo allora come la chiamata si approfondisce. Il cuore impetuoso di quest’uomo è lavorato, attraversato dai dubbi, dalle paure, dalle resistenze. È portato a riconoscere i suoi limiti (“Sono impacciato di bocca e di lingua”: Es 4,10) e ad affrontare la fragilità della vita (cf. Es 4,24).

Questo lungo esodo interiore nella solitudine, nell’aridità del deserto, nell’estraneità, nell’obbedienza agli eventi della sua storia, alla loro assunzione libera e intelligente, è diventato strada di vita per lui e il suo popolo. La Bibbia stessa dà testimonianza di lui: “Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè che il Signore conosceva faccia a faccia” (Dt 34,10); “Mosè era un uomo assai umile, più di qualunque altro sulla faccia della terra” (Nm 12,3); “Egli è l’uomo di fiducia in tutta la mia casa, bocca a bocca parlo con lui” (Nm 12,8).

Ecco perché ritroviamo Mosè nel racconto della trasfigurazione di Gesù. Un Mosè che parla bocca a bocca con Gesù del suo esodo. Gesù è in ascolto di Mosè, portatore dell’insegnamento (la Torah) di Dio, figura del liberatore attraverso le prove di un esodo personale e comunitario. Mosè ed Elia “salirono al cielo in una nube” dice l’Apocalisse (11,12) e adesso sotto la stessa nube di gloria e di luce rendono testimonianza al figlio, all’eletto.

sorella Sylvie