Come bambini…

Photo by Steve Johnson on Unsplash
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15 settembre 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 7,18-35 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 18Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte cose riguardanti Gesù. Chiamati quindi due di loro, Giovanni 19li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»». 21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 24Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 25Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco, dinanzi a temando il mio messaggero,
davantia teegli preparerà la tua via.


28Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.

29Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. 30Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro.

31A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? 32È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:

«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!».

33È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: «È indemoniato». 34È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: «Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!». 35Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».


Questo è praticamente l’unico episodio dell’Evangelo secondo Luca in cui Giovanni il Battezzatore è menzionato insieme con Gesù. Certo, vi è il racconto della visitazione e dell’incontro dei due bambini (cf. Lc 1,39-45), ma allora sono nel grembo delle loro madri e non sono ancora nati. Si pensa poi anche al battesimo di Gesù, ma Luca lo situa stranamente appena dopo che Giovanni è stato gettato in prigione da Erode e il Battezzatore non vi è nominato (cf. Lc 3,19-22). Sembra che Giovanni abbia annunciato “il più forte di me” senza conoscerne l’identità (diversamente da quanto scrive Matteo; cf. Mt 3,13-15 e Lc 3,16).

In queste condizioni, non si deve leggere il testo odierno nella sola chiave di un momento di dubbio e di angoscia, o come il “Getsemani di Giovanni”. No! Nel suo carcere Giovanni viene informato dai suoi discepoli di ciò che fa Gesù e constata che le sue opere corrispondono con ciò che Isaia aveva annunciato; è anche ciò che Gesù aveva letto e commentato all’inizio del suo ministero, nella sinagoga di Nazaret: “Lo Spirito del Signore è sopra di me … mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19; cf. Is 61,1-2). 

Giovanni, di cui Luca ha scritto che “con molte esortazioni, annunciava l’evangelo al popolo” (Lc 3,18), può dunque confrontare ciò che sente di Gesù con ciò che la Scrittura dice del Messia e sorge la domanda: che sia lui il Messia?

La risposta di Gesù è allusiva, ma chiara: rimanda alla testimonianza delle Scritture che permettono, per chi ha orecchi per ascoltare, di capire il senso dell’attività di Gesù

Allora, piuttosto che informarci sugli stati d’animo di Giovanni, questo testo ci interroga, perché se Gesù è il Messia, lo è per Giovanni, ma lo è pure per noi; e allora cosa diciamo di Gesù? E di conseguenza cosa diciamo di Giovanni? 

Siamo forse come “questa generazione”? Siamo anche noi come quei bambini? 

Certo l’essere come bambini è condizione necessaria per ereditare il regno di Dio ed entrare nella vita divina, Gesù l’ha detto più volte (Lc 18,17; cf. 9,47-48). Ma non è di questo che si tratta qui. 

Si può facilmente immaginare la scena. Dei bambini giocano sulla piazza: un gruppo si mette a suonare il flauto, ma gli altri fanno il muso; allora i primi intonano un lamento, ma gli altri non piangono: sono bambini che non stanno al gioco. Ecco il dramma di “questa generazione”: non sta al gioco. Giovanni e Gesù sono il gruppo dei bambini che propongono il gioco della salvezza, sia che suonino il flauto, sia che cantino un lamento, ma questa generazione non ascolta né l’uno né l’altro; non vuol sentire né l’appello alla conversione, né gli annunci di salvezza che ambedue hanno proclamato.

E noi?

Il dramma è che questo messaggio rischia di non essere nemmeno di scandalo, ma di incontrare solo l’indifferenza. Non di meno però, ascoltato o no, l’Evangelo della salvezza risuona!

fratel Daniel