Ascoltare, curare e sfamare

Photo by Kyre Song on Unsplash
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23 settembre 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,7-27 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 7Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti gli avvenimenti riguardo a Gesù e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», 8altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». 9Ma Erode diceva: «Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.10Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida.  11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste. 18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22«Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». 23Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. 25Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? 26Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. 27In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».


Nel capitolo precedente, l’evangelista Luca ci ha aveva descritto la forza della parola di Gesù: una parola potente che si fa insegnamento e parabola; una parola potente che si fa opera, azione, forza che placa il mare e il vento, forza di guarigione dell’indemoniato geraseno e dell’emorroissa, forza di risurrezione della figlia di Giairo.

Anche ai dodici Gesù ha affidato la sua parola potente: li ha mandati ad annunciare il Regno che viene e ha dato loro il potere di scacciare i demoni e di curare le malattie. Questo è ciò che fanno i dodici in missione: annunciano la parola e guariscono con la parola. 

Tutte queste cose giungono all’orecchio di Erode, il tetrarca, un uomo potente, che di fronte ad altre potenze teme la rivalità. Da questa paura nasce la sua domanda: “Chi è costui, di cui odo tali cose?” (v. 9). Il rischio di sempre è di leggere quello che avviene secondo categorie già note: Gesù è Giovanni, Elia, un profeta... Queste risposte denotano che non si è ancora colta la novità di Gesù. Il rischio che possiamo vivere è di credere di vedere ciò che conosciamo già.

Le parole che vengono riportate a Erode denotano la negatività di un passato che fa da schermo alla novità di Gesù e che impedisce di cogliere la novità presente.

“Chi è Gesù?”. Quello che Erode si chiede è ciò che anche i discepoli si sono chiesti dopo la tempesta sedata: “Chi è costui che dà ordine ai venti e all’acqua e gli obbediscono?” (Mt 8,27). Erode e i discepoli sono abitati dalla stessa domanda.

I dodici inviati da Gesù ora fanno ritorno a lui e gli raccontano tutto ciò che hanno fatto. Gesù è l’origine e Gesù è il fine della missione: da lui si viene inviati e a lui si ritorna. In comunione con il Signore era iniziata la loro missione, in comunione con il Signore termina la loro missione.

Gesù ripetutamente aveva invitato all’ascolto della sua parola e ora è lui che li ascolta: lascia ai suoi il tempo di raccontarsi. Gesù non è solamente colui che parla, insegna e opera. Gesù si interessa dei suoi e vuole ascoltare le loro parole e quanto hanno fatto.

Ma le folle interrompono quell’intimità e si mettono sulle sue tracce di Gesù: esse bramano la sua presenza, la sua persona, perché con le sue parole e le sue azioni egli sazia la loro fame. 

Ed ecco cheGesù accetta di farsi prossimo a quanti sono nel bisogno e accoglie quelle folle: annuncia loro il regno di Dio, si prende cura di loro e attraverso una grande condivisione dona loro cibo a sazietà. Questo è il vero culmine della missione: il pasto celebrato e condiviso. Ciò per cui il Signore manda i dodici in missione è che si celebri questo pasto, dove il cibo che viene dato è la sua vita donata come pane spezzato.

Questo pasto condiviso è un gesto che Gesù compie tra la domanda: “Chi è costui?” (v. 9), che abbiamo sentito fare da Erode, e la domanda: “Chi dite che io sia?” (Lc 9,20), che Gesù stesso rivolgerà ai suoi discepoli, nei versetti immediatamente successivi. Ecco la risposta a questa domanda: Gesù è pane spezzato e donato per tutti.

Solo chi assume questa logica di vita saprà evitare la logica di Erode, la logica di chi pensa di dominare gli altri togliendo loro la vita. Ecco la scelta che sempre abbiamo di fronte: vivere togliendo vita agli altri o vivere donando la propria vita agli altri; guardare gli altri come nemici o rivali da eliminare o guardarli come fratelli da ascoltare, curare e sfamare.

fratel Emiliano