La Scrittura incarnata

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash
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30 settembre 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,44-49a (Lezionario di Bose)

In qual tempo 47Gesù disse ai suoi discepoli «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture  46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso»


Per l’ultima volta il Risorto si rivolge ai suoi discepoli lasciando loro il suo testamento: “Sono queste le parole che vi dissi mentre ero ancora con voi” (v. 44). Oltre a ricordare le sue parole, Gesù si presenta come interprete delle Scritture, come già aveva fatto nell’incontro con i due discepoli di Emmaus, “stolti e lenti di cuore” a credere a tutto ciò che avevano detto i profeti (cf. Lc 24,25). I due di Emmaus erano stati rinviati ai profeti e alla necessità che il Cristo patisse per poter entrare nella gloria; ora il Risorto parla del compimento della Legge, dei Profeti e dei Salmi. La croce e la resurrezione sono la chiave ermeneutica di tutte le Scritture e l’annuncio è rivolto a tutti i popoli a partire da Gerusalemme; a tutti la chiesa dovrà annunciare la conversione e il perdono dei peccati. I cristiani vivono del ricordo di ciò che Gesù ha detto e fatto, ma non restano fermi nel passato; ne sono testimoni, cioè non soltanto ricordano ciò che sta scritto nel vangelo, ma lo vivono nel loro quotidiano, resi forti e saldi dallo Spirito.

Uno di questi testimoni è stato Girolamo di cui oggi facciamo memoria. La sua eredità spirituale è data dall’amore passionale per la Scrittura, studiata, amata, pregata, praticata, predicata. “Chi non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio e la sua sapienza: ignorare le Scritture significa ignorare Cristo”, dice nel prologo del suo Commento al profeta Isaia. In una sua lettera confessa il suo sdegno al vedere la superficialità con cui vengono accostate le Scritture: “Tutti dicono la loro: dalla donna chiacchierona al sofista, fino al vecchio rimbambito. Sezionano i testi ancora prima di averli personalmente imparati” (Lettere 53,7). A un prete rivolge questi ammonimenti: “A servizio di Cristo non cercare interessi materiali; non ti succeda di avere di più di quando sei diventato chierico. La tua modesta tavola la conoscano i poveri, i pellegrini e tra di essi Cristo, loro commensale. Leggi molto spesso le divine Scritture. Studia quello che devi insegnare, sempre pronto a rispondere a chiunque ti chiede ragione della speranza che è in te (cf. 1Pt 3,15). Le tue azioni non facciano arrossire le tue parole, perché non ti accada, quando parli in chiesa, che qualcuno dentro di sé replichi: ‘Perché allora tu stesso non fai tutto questo?’. Bel tipo un maestro che discetta di digiuni a pancia piena. Anche un ladro può accusare l’avarizia. La mente e la bocca del presbitero di Cristo siano concordi. Devi evitare di stare a pranzo con persone di mondo, specie con quelle che vanno tronfie per le cariche. È vergognoso che alle porte di chi è presbitero di un Signore crocifisso, povero e che mangiava un cibo offerto da altri, montino la guardia dei littori consolari e dei soldati; così pure che un giudice mangi meglio a casa tua che a palazzo!” (Lettere 52).

Girolamo ha lottato perché “la sua mente e la sua bocca” fossero concordi, per questa via è diventato testimone.

Innamorato delle Scritture, Girolamo le ha studiate nella lingua in cui furono scritte, ha lavorato alla loro traduzione latina, le ha commentate, ha predicato e insegnato, ma soprattutto ha cercato di incarnare queste parole nella sua vita. “Leggi molto spesso le Scritture e impara più che puoi” scrive Girolamo alla giovane Eustochio; le scrive nella stessa lettera: “Sei occupata a leggere? è allora che lo Sposo ti parla. Entri in preghiera? Sei tu che parli allo Sposo” (Lettere 22).

sorella Lisa