Conversione come riconciliazione

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash
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22 ottobre 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,54-59 (Lezionario di Bose

In quel tempo Gesù 54diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: «Arriva la pioggia», e così accade. 55E quando soffia lo scirocco, dite: «Farà caldo», e così accade. 56Ipocriti! Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? 57E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? 58Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. 59Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».


Nel Vangelo secondo Luca questo brano occupa un posto particolare all’interno della struttura del capitolo 12. Mentre in Marco esso non viene riportato, in Matteo questi versetti sono suddivisi in due piccole parti (Mt 16,2-3 e Mt 5,25-26) che trovano posto in contesti differenziati. Perché Luca li mette insieme, e che cosa ci vuol dire con questa operazione redazionale?

Credo che una spiegazione possa essere offerta da quanto detto al v. 58, letteralmente: “Datti da fare, mettiti all’opera con energia” per accordarti con il tuo avversario, e questo, ci annunciano i versetti precedenti, perché i tempi sono giunti (cf. Lc 11,20), perché si tratta di discernere questo tempo della nostra vita come tempo di grazia che ci è dato per la conversione, perché si tratta di discernere e mettere in pratica “ciò che è giusto” (v. 57), che è, appunto, la riconciliazione con l’avversario, la riconciliazione con il fratello al quale noi abbiamo fatto un torto.

Questa prospettiva appare essere propria di Luca: la conversione viene da lui presentata come una riconciliazione con il prossimo, con il fratello, affinché possiamo conoscere Dio come Padre (cf. Lc 11,2).

Per questo anche Giovanni Battista, il quale predicava “un battesimo di conversione” (Lc 3,3), esortava – e solo Luca riporta queste parole – alla condivisione dei beni, a far parte della propria abbondanza con i fratelli nel bisogno (cf. Lc 3,11), a non rubare e a non estorcere niente a nessuno (cf. Lc 3,12-14). Riconciliazione con coloro a cui abbiamo fatto un torto, accordo con coloro verso cui si è commessa un’ingiustizia, condivisione dei beni con chi è nel bisogno, cambiamento della vita dall’oppressione del fratello a una rinnovata alleanza e concreta comunione con lui. Giovanni Battista predica il ristabilimento dell’alleanza fraterna. Solo così il credente può preparare il terreno alla venuta del Figlio dell’uomo nella gloria e alla rivelazione del volto di Dio come Padre, come Padre di tutti, non solo dei credenti, ma di tutti gli uomini, tutti fratelli davanti a lui. Ecco “ciò che è giusto” (Lc 12,57).

Così, Luca esorta alla conversione, a questa conversione, e la parola della conversione a tutte le genti fa parte per Luca anche dell’annuncio pasquale che Gesù risorto affiderà come mandato ai discepoli: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni” (Lc 24,46-48).

Ma abbiamo noi oggi la franchezza di annunciare, anzitutto per noi cristiani, e poi a tutte le genti, la necessità della conversione come ristabilimento concreto dell’alleanza fraterna per poter accogliere e far diventare concreta prassi nelle nostre vite l’annuncio pasquale come amore fraterno? Scrive papa Francesco: “Quando una parte della società pretende di godere di tutto ciò che il mondo offre, come se i poveri non esistessero, questo a un certo punto ha le sue conseguenze. Ignorare l’esistenza e i diritti degli altri, prima o poi provoca una qualche forma di violenza, molte volte inaspettata” (Fratelli tutti 219). Siamo consapevoli di questa urgenza?

sorella Cecilia