La cosa seria della storia: amore che soccorre

Photo by Alastair McCarley on Unsplash
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11 novembre 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 25,31-46 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse:" 31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch'essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna»


Oggi ascoltiamo nel vangelo qual è, da sempre e fino alla fine, la realtà più cara, la più importante in questo mondo, perché la più intollerabile e scandalosa per il nostro Dio: le vittime di ogni storia, con le quali si identifica totalmente. L’icona biblica di questa verità di Dio è l’esodo: negli imperi del mondo la realtà che interessa a Dio con vera compassione, e a favore della quale parla dall’inizio del mondo, sono le persone povere, piccole, straniere, malate, schiave e oppresse.

E poiché questa è l’ultima predicazione di Gesù prima della sua passione, morte e resurrezione, capiamo che è un invito solenne a chi lo vuole seguire per amor suo, e a come servirlo fino al suo ritorno nella gloria.

Lo ascoltiamo oggi, per fare memoria di Martino, vescovo di Tour: per contemplare, nel vangelo come pure nella sua vita, come l’ascolto e l’amore di Dio e del prossimo siano un unico amore. L’unico e molteplice frutto cui è ordinata tutta la rivelazione, vangelo compreso, è l’amore del prossimo, cioè il farsi prossimo a chi incontriamo, a cominciare dalle persone nel bisogno.

Questo vangelo è una parabola che narra la realtà del compimento dell’incarnazione del nostro Dio: in ogni altro e altra noi incontriamo la presenza del Signore Gesù, l’umanità di Dio in questo mondo; e il riflesso della presenza di Dio nell’altro essere umano è reso visibile nel suo bisogno di accoglienza e di soccorso. (Proprio per questo i discepoli di Gesù, per essere benedizione per chi li incontra, devono vivere e andare a predicare in povertà).

Gesù ci confida l’intenzione di Dio: il suo Regno è preparato per chi avrà soccorso e consolato le vittime dell’ingiustizia umana e della vita. Tutti costoro si sentiranno dire: “Venite, benedetti dal Padre mio” (v. 34). 

Colpisce in questa parabola del giudizio che il grande male consista in un’omissione del soccorso necessario; ricordiamo la Lettera di Giacomo: “Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” (Gc 4,17). È impressionante dunque che in questa parabola chi non soccorre le vittime della malvagità umana sia tacitamente assimilato a chi fa il male attivamente: basta non rispondere al loro bisogno per essere omicidi. Una piccola osservazione psicologica su questo punto: che davanti a un rimprovero o a una contestazione subito ci sorga nel cuore la parola: “Ma che male ho fatto?” e non : “Ma che bene non ho fatto?”, ci dice quanto le nostre profondità siano ancora pagane.

Come Simone il Cireneo che per un tratto di strada verso il Calvario aiutò Gesù a portare la sua croce senza sapere chi fosse, come Martino con il povero, il vangelo ci insegna che qualunque gesto che facciamo in aiuto al nostro prossimo, lo facciamo contemporaneamente al nostro Dio.

Il bisogno che affligge la povertà così come l’amore che lo soccorre è narrato in modo concreto, e viene costantemente ripetuto nel vangelo con insistenza martellante, per convincerci che agli occhi di Dio è questa la cosa seria della storia e del mondo: la fame dell’affamato, la sete dell’assetato, la multiforme povertà e umiliazione delle persone straniere, il freddo e la vergogna di chi è costretto alla nudità, l’isolamento derelitto del malato e del prigioniero.

sorella Maria