Un mandato all’autenticità

Photo by Susan Wilkinson on Unsplash
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13 novembre 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,13-16 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse:"13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.


C’è una apparenza esteriore che sul momento può affascinare e addirittura abbagliare, facendo confondere il reale della vita quotidiana con il palcoscenico della messa in scena, per far apparire altro. Oggi, in modi diversi da ieri, il sontuoso luccichio di un angolo remoto in pochi istanti può essere reso noto ovunque, postandolo sui social e facendolo apparire come grande luce per tutto il mondo, a volte luce virtuale e di conseguenza potenzialmente effimera.

La chiesa non è estranea a questa dinamica, non lo era ieri e non lo è oggi. Giovanni Crisostomo, di cui oggi facciamo memoria, soprannominato “Crisostomo” dal greco ovvero “bocca d’oro” per la sua arte oratoria, ha annunciato e combattuto affinché la chiesa restasse fedele all’insegnamento degli apostoli, evitando sempre il rischio dell’apparire altro da ciò che è nella realtà, comunione di santi certo ma al contempo anche compagine di peccatori.

Il vangelo scelto per questa memoria, posto subito dopo le beatitudini, è quanto Giovanni Crisostomo ha cercato di vivere. Nelle sue omelie sferzanti più che mai ha invitato a non perdere sapore, a restare luce del mondo affinché la prassi fosse conforme alla parola ascoltata, meditata e predicata. Un annuncio che diviene azione, cercando in tutti i modi di evitare l’ipocrisia, male sempre in agguato nella chiesa, nelle comunità, in ogni stagione, e in forme diverse anche in ogni vita umana. “Voi siete sale della terra ... luce del mondo” (cf. Mt 5,13.14)già oggi, qui.

Gesù non auspica, non parla al futuro, afferma un qui e ora e dà un mandato ai discepoli, dà un mandato a ognuno di noi. È il mandato a perseverare nell’essere autentici, non doppi, al coraggio della verità, alla libertà di riconoscere il proprio peccato, a non camuffarlo e giustificarlo con orpelli religiosi pseudo-spirituali come tante volte abbiamo fatto. A lavorare giorno dopo giorno per non smarrire il sapore, lavorare affinché la luce sia posta in modo da illuminare e non venga oscurata da sterili precetti umani che nulla hanno da spartire con il vangelo.

Non è merito nostro, è grazia se il nostro agire diviene occasione di luce per alcuni, uomini e donne in ricerca, smarriti e impauriti dall’incertezza del domani, preda del non senso. Non è merito nostro, è grazia se il nostro agire diviene per alcuni occasione di ringraziamento e di lode al Padre nostro che è nei cieli. Non è merito nostro ma semplice risposta a Gesù che ci ha visitato affinché ricordassimo che per ridare sapore al sale e luce alla lampada è necessario avere un cuore capace di riconoscerlo e accoglierlo nel povero come nell’eucaristia. Scriveva Giovanni Crisostomo:

“Vuoi onorare il corpo di Cristo? Dopo averlo onorato in chiesa, non disprezzarlo quando è coperto di stracci fuori della porta della chiesa. Colui che ha detto ‘Questo è il mio corpo’ ha detto anche ‘Questa è la mia fame’. Che importa che la mensa del Signore scintilli di calici d’oro, mentre lui muore di fame? Che senso ha offrirgli porpora e oro, e rifiutargli un bicchiere d’acqua? Rendi bella la casa del Signore, ma non disprezzare il mendicante, perché il tempio di carne di questo fratello è più prezioso del tempio di pietre”.

fratel Michele