La gioia nella conversione

Monte Athos, monastero Pantokrator, codice 61: Salterio del 9° secolo folio 118r -immagine al Salmo 84,3 (LXX)  salmo 85,3 Hai perdonato la colpa del tuo popolo, hai coperto ogni loro peccato: Zaccheo e la peccatrice (Lc 7,36-50)
Monte Athos, monastero Pantokrator, codice 61: Salterio del 9° secolo folio 118r -immagine al Salmo 84,3 (LXX)  salmo 85,3 Hai perdonato la colpa del tuo popolo, hai coperto ogni loro peccato: Zaccheo e la peccatrice (Lc 7,36-50)

16 novembre 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 19,1-10 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 1 entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».


Zaccheo: Zakkai in ebraico, uomo puro, innocente. Sì, c’è una certa purezza in questo “capo dei pubblicani e ricco” (v. 2), in quest’uomo la cui condizione indurrebbe a valutare diversamente. L’episodio di Zaccheo si trova solo nel Vangelo di Luca. È la ripresa della chiamata del pubblicano Levi-Matteo riportata da tutti i sinottici (cf. Lc 5,27; Mc 2,14; Mt 9,9). La chiamata di Levi (poche sono in Luca le chiamate dei discepoli 5,3-11;5,27; 6,13), in Lc 5,27-32, all’inizio del ministero pubblico di Gesù, era paradigmatica dell’agire di Gesù: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano” (Lc 5,32). Un’affermazione simile è anche il culmine del brano odierno: “Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (v. 10). Questa affermazione sigilla anche l’ultima azione di Gesù prima del suo ingresso in Gerusalemme e dunque è una chiave per i giorni della sua passione. 

“Per cercare e salvare ciò che era perduto”: questo agire è sigillato dalla gioia. Gioia di Zaccheo qui, gioia del pastore che ritrova la pecora perduta, della donna che trova la dracma e degli angeli in cielo per un solo peccatore che si converte, di cui Luca parla al capitolo 15. Zaccheo è un testimone di questa gioia, che è anche sua e non solo di Gesù. La salvezza porta gioia e questo è un tratto della purezza di Zaccheo: è capace di aderire con gioia alla conversione. Zaccheo mostra che anche un ricco può convertirsi e abbiamo qui la ripresa di due temi che percorrono il capitolo precedente: ricchezza e cecità.

Si narra l’episodio del notabile che interroga Gesù su come avere la vita eterna e che non può fare il passo della sequela perché oppresso dalla tristezza e vinto dall’attaccamento alle sue ricchezze (cf. Lc 18,18-23). E ancora altri uomini ricchi – colui che pensa a riempire il granaio e il ricco che non vede il povero languire alla sua porta (cf. Lc 12,16-21; 16,19-31) – sono esempi di un calcolo sbagliato riguardo ciò di cui siamo proprietari e ciò che ha valore nelle nostre vite.

Zaccheo è ricco ma è capace di discernere riguardo alla giustizia. Non tutto quello che ha è rubato. Per ciò che ha ottenuto con frode è pronto a risarcire abbondantemente, il resto, che è suo, sente che deve condividerlo con chi è nel bisogno, perché questo gesto dà senso al possedere. Zaccheo vede il bisogno degli altri e questo è un segno della sua purezza. Il tema del vedere e dell’alzare gli occhi lega il nostro testo all’episodio immediatamente precedente: quello del cieco di Gerico che grida a Gesù “Figlio di Davide, abbi pietà di me!” (Lc 18,39) chiedendo di poter nuovamente vedere. Il verbo usato per “tornare a vedere” ha anche il significato di sollevare lo sguardo ed è ripreso per indicare il movimento di Gesù indirizzato a Zaccheo. Tale movimento è anche quello della benedizione (cf. Lc 9,16) e quello di una individuazione precisa del povero (cf. Lc 21,1) o, come qui, del desiderio che abita l’animo umano.

Zaccheo cerca, e anche questo è un segno della sua purezza. Vuole vedere chi è Gesù. I verbi che dicono il suo agire rivelano un’urgenza, come una necessità vitale. Supera le limitazioni precedendo in avanti, correndo – c’è ridondanza nei termini – e salendo su un albero. Poi si affretta con gioia a ricevere Gesù e prende lui stesso l’iniziativa di disporre dei suoi averi per segnare la tappa della conversione. Zaccheo cercava un senso ed era disposto a rivedere tutto il suo agire pur di trovarlo. Non aveva ottenebrato l’interrogativo di fondo dell’animo umano, aveva ancora la sensibilità di poter accogliere la grazia. La benedizione che si posa su di lui con lo sguardo di Gesù che lo cerca e lo vede è accolta da Zaccheo con una risposta di conversione. La salvezza si vede nel pentimento e nella conversione. La misericordia del Signore, la sua pietà, il suo perdono poco significherebbero se non portassero a una vita più vera, più giusta, più portatrice di benedizione. “Oggi per questa casa è venuta la salvezza … il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare” (vv. 9-10).

sorella Raffaela