Ascolto e stupore

Corita Kent, Gazza nel cielo (particolare), serigrafia, 1961
Corita Kent, Gazza nel cielo (particolare), serigrafia, 1961

11 gennaio 2022
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,21-28 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù e i discepoli 21giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Autorità di Gesù e meraviglia dei suoi ascoltatori caratterizzano la giornata di Gesù descritta nel brano proposto alla nostra meditazione di oggi. Autorità accordata a Gesù e meraviglia sono caratteristiche che vengono proposte come meta del cammino da percorrere oggi e nelle giornate della nostra vita. L’accordare un po’ del nostro tempo a leggere e meditare l’evangelo mostra il primo passo per dare a Gesù quell’autorità che gli spetta se vogliamo che effettivamente sia il Signore delle nostre vite.

Il testo non rivela cosa Gesù ha detto quel giorno nella sinagoga di Cafarnao, ma viene sottolineata una certa fretta di Gesù che, appena arrivato a Cafarnao con primi discepoli, “Subito” entra nella sinagoga e “insegna”. 

L’evangelo che Gesù è venuto a annunciare con la sua vita ancor prima che con il suo insegnamento non temporeggia. Così l’evangelista Marco non si perde in dettagli e va all’essenziale: l’insegnamento che Gesù inizia a compiere nel giorno dedicato all’ascolto della parola di Dio e nel luogo pubblico appropriato a questo compito, la sinagoga. Così scopriamo un secondo atteggiamento da ricercare per dare autorità a Gesù nelle nostre vite: l’ascolto comunitario della sua Parola nel luogo e nel giorno dedicati a questo.

Lettura personale e lettura comunitaria del vangelo sono le due buone pratiche da adottare nelle nostre vite per accordare il primato all’evangelo. Lettura comunitaria per non lasciar troppo spazio all’individualismo, lettura personale per alimentare e sostenere il fondamentale rapporto intimo con quel Gesù alla cui sequela vogliamo rimanere. Garanzia che questi due tipi di letture producano un effettivo ascolto del messaggio evangelico che veicolano è lo stupore. E noi siamo ancora capaci di stupirci quando leggiamo l’evangelo?

Ma ecco subito emergere un’altra reazione alla buona notizia portata da Gesù. “Un uomo posseduto da uno spirito impuro inizia a gridare”. Qui viene specificato il soggetto di questa azione: è un uomo. Non c’è più un gruppo sottinteso di persone, ma un singolo uomo. Questo particolare sembra volerci dire che di fronte all’annuncio di Gesù occorre una presa di posizione personale. Se è indispensabile un ascolto comunitario occorre comunque e sempre un’adesione personale al messaggio ascoltato. Fosse anche un ascolto che desta avversione come quello di quest’uomo che urla contro Gesù, è importante che ci sia una presa di posizione personale.

Piuttosto che l’indifferenza meglio la netta avversione. L’avversione mostra comunque una passione, un ardore, un coinvolgimento che è di gran lunga migliore di un’apatica indifferenza. Se infatti i demoni che abitano le nostre profondità oscure e sconosciute non vengono fuori non possono essere conosciuti, evangelizzati e allontanati. C’è una presunzione di conoscenza che nasconde presenze impure. Il testo lo dimostra bene facendo urlare quel “io so chi tu sei…!”, all’uomo posseduto dallo spirito impuro.

A questa conoscenza impura e demoniaca fa eco una non conoscenza che emerge dalla domanda dei “Tutti” presi da timore: “Che è mai questo?”. Il riconoscere di non sapere è proprio ciò che può aprirci allo stupore, alla novità e alla felicità che il Signore Gesù è venuto a portarci. Buona giornata a tutti.

fratel Dario di Cellole