Gesù presente nella nostra lebbra

Corita Kent, Annidato in un momento incredibile (particolare), serigrafia, 1956
Corita Kent, Annidato in un momento incredibile (particolare), serigrafia, 1956

13 gennaio 2022
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,40-45 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 40venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Dobbiamo riconoscerlo: oggi la parola che ci viene rivolta è un po’ ambigua. Come accogliere il racconto di quest’uomo che prima si affida totalmente a Gesù e poi gli disobbedisce, e di un Gesù compassionevole che poi ammonisce con severità?

Gesù si rivela fin dai primi versetti il Gesù che abbiamo imparato a conoscere: accogliente, disponibile. Nonostante “se ne stia andando altrove per predicare” (cf. Mc 1,39), si mette in ascolto di ciò che il lebbroso, prendendo l’iniziativa, gli chiede: lo supplica di essere guarito. Quest’uomo malato sembra non avere dubbi su Gesù: si rivolge a lui come a colui che ha ogni potere, compreso il potere di guarirlo, di “purificarlo”. Purificazione che significa liberazione dall’isolamento cui è costretto a causa della lebbra, secondo quello che prescriveva la legge (cf. Lv 13-14), e possibilità di reinserirsi nella società e nella comunità religiosa. Gesù vuole ciò che il lebbroso fa dipendere dalla sua volontà, e lo dimostra con la sua compassione che arriva a toccare l’intoccabile, l’impuro. Gesù di fronte alla solitudine, all’isolamento, alla malattia che provoca enorme dolore e sofferenza, supera ogni ostacolo pur di portare consolazione. Non ha paura del male dell’altro, lo tocca, sa portarlo assieme all’altro.

Ma repentinamente il clima cambia: “Ammonendolo severamente, lo cacciò via subito” (v. 43). Al tocco della guarigione si contrappone l’allontanamento; alla compassione, l’ammonizione severa. È faticoso comprendere! In realtà Gesù chiede al lebbroso di rispettare la legge e di recarsi dal sacerdote perché venga ufficialmente riconosciuta la sua guarigione. Gesù lo rimanda a un terzo, lo rimanda a coloro dai quali finora il lebbroso era stato escluso, coloro che possono pronunciare una parola pubblica sulla purificazione dalla lebbra, “come testimonianza per loro” (v. 44): sono di fronte a un’oggettiva purificazione. Nello stesso tempo però Gesù sta anche rimandando il lebbroso a Dio, “il Padre dal quale tutto proviene” (1Cor 8,6), e nello stesso tempo vuole distogliere lo sguardo da sé stesso.

Gesù teme e rifugge qualsiasi protagonismo, vuole allontanarsi perché la fama attorno a lui sta già crescendo in modo esagerato: “Tutti ti cercano” (Mc 1,37). Ma cosa cerchiamo davvero quando cerchiamo Gesù? Cerchiamo una relazione vitale o ciò che risponde ai nostri desideri non sempre completamente purificati? Cerchiamo Gesù o l’immagine che ci siamo fatti di lui, come sensazionale distributore di gesti prodigiosi? Gesù legge i cuori e fugge dalla ricerca non sincera e trasparente, non risponde alle richieste dalla folla, e alle nostre così come noi vorremmo. La conoscenza di Gesù nasce dall’ascolto e dall’obbedienza della sua Parola, anche quando è scomoda, quando non corrisponde alle nostre aspettative e pretese. Il lebbroso si affida a Gesù per la guarigione ma nello stesso tempo poi non obbedisce alla sua parola, non ascolta il suo vangelo, suo unico interesse è la guarigione, ma così, in un certo modo esclude Gesù dalla sua vita. Ma ciò che ci salva e purifica è la perseverante relazione con il Signore, ciò che ci salva è la sua presenza compassionevole proprio nelle nostre lebbre.

sorella Elisa