Riconoscere e stare con Gesù

Photo by Harry Holder on Unsplash
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19 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 16gli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Il brano di oggi è diviso in due parti. Una prima parte riguarda l’incontro di Gesù con i discepoli e la seconda rivela cosa nasce da questo incontro: l’invio degli undici a tutti i popoli. 

In poche righe viene descritta la condizione reale dei discepoli e la loro storia con Gesù. Si dice che sono in undici e non più in dodici e che, alla vista del Signore, si prostrano a lui, ma dubitano. Dunque l’evangelista descrivendo lo stato della comunità di Gesù in quel momento, narra le caratteristiche principali degli undici che derivano dall’intera storia che hanno vissuto nella sequela di Gesù. Essi sono undici, una comunità ferita, perché uno di loro se n’è andato. Inoltre quando vedono Gesù riconoscono in lui il loro Signore e il loro rabbi, ma sono presi anche dal dubbio, dall’incomprensione. Dunque Matteo riesce a descrivere in poche righe ciò che ha caratterizzato i discepoli in tutto il vangelo: la loro semplicità, caratterizzata anche da ferite, e il loro desiderio di riconoscere e stare con Gesù, ma desiderio abitato anche da incredulità e incapacità a comprendere. Gesù, come li aveva scelti all’inizio del suo ministero, con il gesto di oggi li sceglie ancora, nonostante loro, forse proprio perché il desiderio che hanno in loro supera ogni altro ostacolo all’incontro con lui. 

Gesù inoltre chiede ai discepoli di trovarsi in Galilea. Questo luogo rinvia alla quotidianità, luogo in cui i primi discepoli sono stati raccolti e dove Gesù ha svolto parte del suo ministero. Perciò non è in un’esperienza particolare, riservata a qualcuno che ha fatto particolari esercizi, ma è nella quotidianità che si incontra il Signore. Sembra che Gesù voglia richiamare i discepoli a continuare a vivere nell’ordinarietà, nonostante gli avvenimenti che hanno vissuto, che possono paralizzarli per la paura e rendere vano tutto quanto hanno ascoltato e visto quando il Signore era con loro. Il Signore vuole dire loro che la vita va avanti. Va avanti, ma in un modo diverso da prima. Dà loro il compito di agire in prima persona. Essi devono portare a tutti i popoli l’annuncio della salvezza portata da Cristo attraverso il battesimo. E inoltre devono insegnare tutto ciò che a loro è stato comandato, ovvero il comando dell’amore attraverso il servizio al fratello e alla sorella. Infine l’ultima affermazione di Gesù: “io sono con voi tutti i giorni” è il compimento della sua promessa che già all’inizio del vangelo si era dischiusa: ” a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi (Mt 1,23).

Il brano conclusivo del vangelo di Matteo è l’inizio di una nuova storia, in cui noi e i discepoli siamo chiamati a portare avanti l’annuncio di Gesù in prima persona, a partire da quanto abbiamo imparato alla sua sequela e continuando a seguirlo, perché egli è con noi tutti i giorni. Sta a noi riconoscere la sua presenza nel volto del fratello e della sorella che incontriamo nella quotidianità. 

sorella Beatrice