Il corpo con cui abbiamo amato non va perduto

Photo by Amelia Barklid on Unsplash
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20 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,36-49 (Lezionario di Bose)

In quel tempo  36mentre i discepoli parlavano, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».


È difficile poter capire cosa sia veramente successo in quei giorni dopo la Pasqua. Mi sembra tuttavia che dal passo dell’evangelo di oggi emergano alcune linee di tendenza che perlomeno ci possono far intuire alcuni tratti del modo in cui il Signore risorto si rapporta ancora oggi con noi uomini.

Un aspetto che Luca intende certamente mettere in luce è il fatto che Gesù risorto ha un corpo, un vero corpo, un corpo con cui egli mangia (cf. vv. 41-43). È in tal modo che Gesù sembra venire incontro alla difficile fede dei discepoli, i quali, ci dice Luca, “credevano di vedere un fantasma”, uno “spirito”. Sì, Luca ci fa comprendere che forse la difficoltà maggiore dei discepoli non era quella di credere che Gesù fosse risorto, fosse vivente, ma che fosse risorto e vivente con un corpo.

E il corpo di Gesù sembra non far loro più paura. Prima erano “sconvolti e pieni di paura” quando “credevano di vedere un fantasma”; poi, una volta conosciuto che Gesù era lì con loro, con il suo corpo, sembrano non avere più paura: il corpo di Gesù lo fa sentire vicino a loro, come lo era sempre stato nei giorni in cui era vissuto insieme a loro, quando li aveva consolati, ammaestrati, quando con loro aveva condiviso i giorni e le notti e il cammino verso Gerusalemme, quando insieme a loro si era piegato sui malati e sui poveri, su tutti coloro che avevano bisogno di aiuto, quando a loro aveva mostrato cosa voleva dire perdonare i peccati e aprire il cammino verso una vita rinnovata e liberata.

Del resto, non era forse il “corpo del Signore Gesù” quello che solo Luca specifica che le donne, andate al sepolcro, cercavano e non trovarono nel sepolcro vuoto la mattina dopo il sabato (cf. Lc 24,2)?

Con il suo corpo Gesù era entrato in contatto con i malati e i peccatori toccandoli (cf. Lc 5,12-13) e lasciandosi toccare (cf. Lc 6,19 e 7,36-50); così come del corpo di altri si era preso cura e per il corpo di altri aveva mostrato premura quando aveva acconsentito a sfamare la fame dei suoi discepoli (cf. Lc 6,1-5) e delle folle (cf. Lc 9,10-17), e come con tenerezza aveva accolto i bambini (cf. Lc 18,15-17).

Con il suo corpo Gesù aveva accettato di dare e di ricevere amore, e per questo il suo corpo non è andato perduto, per questo il suo corpo è stato risuscitato, e per questo, dietro a lui, anche il nostro corpo può entrare nella Pasqua, incamminarsi verso una vita che non conosce la morte ed essere liberato da quella paura della morte che lo teneva schiavo e prigioniero (cf. Eb 2,15).

Questo corpo, degno di onore perché “cosa molto buona” (cf. Gen 1,31) e “tempio dello Spirito santo che è in” noi (1Cor 6,19), è destinato a non andare perduto, perché tutto ciò mediante cui gli uomini e le donne amano non va perduto, poiché l’amore non va mai perduto (cf. 1Cor 13,13).

La chiesa, del resto, non ci esorta a confessare:“Credo la resurrezione della carne”? Questa “carne” fragile, che è chiamata a rimanere per sempre non certo perché resa forte, poiché anche le ferite della passione di Gesù rimangono sul suo corpo (cf. v. 40), ma perché, grazie alla sua Pasqua, quelle ferite che sono state accettate pur di continuare ad amare diventano ferite di gloria e di vita eterna.

sorella Cecilia