Pane e cielo

Photo by Szabo Viktor on Unsplash
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7 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,30-47 (Lezionario di Bose)

30In quel tempo dissero a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». 41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: «Sono disceso dal cielo»?». 43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi.  44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.


“Il Padre mio vi dà il pane … vero … Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (v. 33). Pane, Padre, Dio, cielo, vita, mondo: tutto è concentrato, come un distillato, in queste parole di Gesù. L’intreccio di queste parole grandi, totali, simboliche ed essenziali è il “segreto” di Gesù, è il mistero della sua identità. È dunque in questo intreccio che l’evangelista Giovanni ci introduce e, come nell’azione di srotolare una matassa, ci disvela tasselli di un quadro troppo grande per stare dentro una cornice: il ritratto di Gesù dipinto da Dio.

Parole immense, che tuttavia non bastano da sole a esaurire il mistero di Cristo. Occorre crederle, per assaporare il gusto e il profumo di quel mistero. Un mistero, non un enigma: a differenza di quest’ultimo, che ci respinge, il mistero ci attira, ci attrae con la sua forza vitale. E ci parla, zittendo le nostre inutili mormorazioni, fatte di parole incredule (cf. v. 42).

I discepoli chiedono un segno e un’azione efficaci – “Quale segno compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?” (v. 30) – e Gesù risponde offrendo delle parole efficaci, vive, perché significate dalla sua esistenza. Dona parole antiche, rese nuove però dalla novità della sua vita. Parole che si coagulano attorno a due poli incandescenti.

Il primo polo è quello del “pane”. Inizia a farci conoscere qualcosa di quel mistero che è Gesù attraverso l’olfatto, facendocene sentire il fragrante profumo. “Pane”: una parola-base del vocabolario umano perché denota l’alimento-base; una parola antica come il bisogno dell’uomo di nutrirsi. Essa è resa nuova da Gesù: “Io sono il pane della vita” (v. 35), essendo “il pane di Dio” (v. 33), “il pane disceso dal cielo” (v. 41). Quel pane è nutriente perché è un impasto ben miscelato: di grano, che spunta dalla terra, e di acqua, che discende dal cielo. Così Gesù è vita che nutre il mondo perché la sua vita è un impasto ben miscelato: di terra e di cielo, di umanità e di divinità, di filialità e di paternità. Per questo è un pane “vero” (v. 32), che non perisce, in quanto offre in dono la vita che non perisce, la “vita eterna” (v. 47), cioè vera.

Il secondo polo è quello del “cielo”. Ci fa intuire la profondità sconfinata di quel mistero che è Gesù attraverso la vista. “Cielo”: un’altra parola primordiale, che accompagna ogni uomo che nasce alla terra, sempre fin dall’origine inciso dalla feritoia che lo apre all’oltre rispetto alla terra. Se il primo polo placava la nostra fame, questo secondo polo placa la nostra sete: quella dell’assoluto, quella dell’origine. Mangiamo pane come viatico, per essere sostenuti nella nostra ricerca del “dove andare”, di cui la sete è simbolo. Ecco che Gesù si offre come presenza di quel cielo sulla terra, per accompagnare lo sguardo e la sete dell’uomo nel suo viaggio: “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (v. 35). Gesù si offre al contempo come mezzo verso la meta e come anticipo della meta stessa di quel viaggio: la “vita eterna” (v. 47), cioè una vita che non si perde (cf. v. 38) ma che attraversa la morte e si apre alla vita da risorti insieme al Risorto. “Chi crede in me ha la vita eterna” (v. 47), perché “io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (vv. 40. 44). 

fratel Matteo