Da chi andremo?

Photo by Syd Sujuaan on Unsplash
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10 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,59-70 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 59Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. 60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 70Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!»


Gesù è il pane disceso dal cielo: la sua vita intera, accolta in noi, ci dà vita perché è la Parola, è il Verbo che già dall’in principio era presso Dio e a lui rivolto. L’evangelista Giovanni dice di Gesù ciò che in tutta la Bibbia è detto della parola di Dio. Gesù è pane per la nostra fame, luce che illumina i ciechi che siamo, acqua sorgiva che disseta e ridà vita al deserto che ci abita perché è l’incarnazione della parola di Dio: dunque potenza di vocazione, di compassione e di resurrezione, forza di ricominciare sempre dopo ogni morte.

E come il fare la volontà, il desiderio di Dio, era il cibo di Gesù, così è per noi: la sua parola, quando tentiamo di farla, ci nutre, ci disseta, ci illumina, diventando in noi lo spirito e la vita di Gesù.

Ma nel Vangelo di oggi si vede che le parole di Gesù già allora parevano dure per molti discepoli, i quali perciò smettono di seguirlo. E Gesù chiede ai dodici se vogliono andarsene anche loro: perché solo nella libertà e per amore possiamo desiderare e perseverare nel seguirlo per vivere con lui.

E ascoltiamo, in risposta alla libertà cui Gesù di continuo chiama chi sta con lui, una meravigliosa parola di Pietro, certo la sua parola più bella. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”,di vita che non perisce, che risorge dopo ogni morte. 

Il fallibilissimo Pietro dice questa parola come riassunto della sua povera vita con Gesù. Pietro, forse confuso e contraddetto come gli altri discepoli, non entra nel merito del discorso sul pane o sulla durezza o meno del discorso di Gesù, né tantomeno ne fa apologia. Ma uno sguardo panoramico sulla sua vita gli rivela che solo vivendo con Gesù e nelle sue parole ha trovato il pane di vita che non perisce, la luce compassionevole di Dio che non viene meno. 

La parola di Pietro sa far uscire anche noi dalle penose situazioni di confusione, di dubbio, d’incomprensione e anche di mormorazione, se scopriamo e accettiamo la nostra cronica indigenza spirituale.

Pietro, che aveva lasciato tutto per seguire Gesù, ora che la rinuncia ha aperto i suoi occhi e ha capito che non c’era vita per lui in ciò che aveva abbandonato, si ritrova povero come prima ma ricco di una certezza interiore: o sta con Gesù, o sarà infelice. Non ha nostalgia di qualcun altro né di qualcos’altro, perché sente l’inconsistenza, per sé, di tutto il resto, se fosse separato da Gesù.E la gioia, che gli viene dalla gratitudine, gli basta. Pietro ci insegna che se la rinuncia per seguire Gesù è vera, dissolve ogni nostalgia. E cedere all’incredulità, che pur continua penosamente ad abitarci, è cadere in un’enorme tristezza: quella che Pietro intravvede qui per sé se si separasse da Gesù e dalle sue parole. 

Un’ultima cosa. Nella risposta di Pietro si sente l’eco, meravigliosa, di tanti salmi dove si protesta la propria preferenza amorosa per il Signore e per la sua parola: “Meglio un giorno con il Signore che mille altrove”; “Custodire le tue parole è la mia porzione per sempre”; “Se la tua parola non fosse la mia gioia, sprofonderei nella mia miseria”. Se abbiamo la grazia di praticare i Salmi, teniamo quei versi nel cuore e salveranno anche noi da ogni confusione e mormorazione.

sorella Maria