A quale tempo apparteniamo?

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11 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,1-13 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 1 Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. 3I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va' nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. 4Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». 5Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. 6Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto. 7Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. 8Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea.  10Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. 11I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov'è quel tale?». 12E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: «È buono!». Altri invece dicevano: «No, inganna la gente!». 13Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei.


Uno degli intenti dell’evangelo di Giovanni che rileggiamo nel tempo pasquale è certamente di mostrare come ogni festa d’Israele trova in Gesù il suo compimento. Nel primo anno del suo ministero pubblico, segnato da due feste di Pasqua (cap. 2-6), l’evangelista ha indicato come Gesù portava alla sua pienezza la Pasqua, pienezza cui partecipiamo, mediante la fede, nel battesimo (cap. 3-4) e nell’eucaristia (cap. 6). Tra queste due feste di Pasqua, una festa intermedia, forse quella di Shavu‘ot (Pentecoste, cap. 5), ha permesso all’evangelista di dire come Gesù dava compimento al sabato, festa per eccellenza degli ebrei.

Col cap. 7, entriamo nel secondo anno del ministero di Gesù; sarà segnato anch’esso da due feste: Sukkot (festa autunnale delle Capanne) e Hanukkà (festa invernale della Dedicazione del tempio). Sarà un anno drammatico di scontri e di accuse reciproche tra Gesù e le autorità ebraiche che si concluderà con la sentenza di morte pronunciata dal sommo sacerdote (Gv 11,49-53).

Già l’introduzione a questi capitoli, il testo odierno, è strana. I fratelli di Gesù gli suggeriscono di trasferirsi a Gerusalemme per ricevervi un riconoscimento ufficialmente: “se vuoi essere conosciuto, sembrano dire, non rimanere in Galilea!” In realtà sperano che il loro fratello vi sia pubblicamente svergognato nelle sue pretese messianiche, infatti – come dice l’evangelista – essi non credevano in lui (v. 5).

Gesù risponde loro che non lo vuole o non lo può (il testo presenta qui un’esitazione) perché non è il momento, eppure subito dopo la partenza dei fratelli, si mette anch’egli in cammino per salire, “quasi di nascosto” (v. 10), a Gerusalemme dove rimarrà fino alla morte. E là farà esattamente, almeno così pare, ciò che gli suggerivano i fratelli: è là infatti che Gesù si rivelerà con grande forza come “la luce del mondo” (Gv 8,12), come colui che è “prima che Abramo fosse” (Gv 8,58), come “il Pastore buono” (Gv 10,11) e addirittura come colui che “con il Padre è una cosa sola” (Gv 10,30). 

Perché questo “giochetto” di Gesù? Ci ricorda che vi sono due logiche opposte per spiegare le stesse realtà, logiche rappresentate qui da due tempi. 

Vi è il tempo dei fratelli, che è “sempre pronto” (v. 6), cioè che va sempre bene; è la logica mondana: chi vuol essere riconosciuto parli alle folle, faccia vedere miracoli spettacolari, si faccia apprezzare da tutti e i risultati si possano quantificare in numero di follower.

C’è poi il tempo di Gesù, che fin dai primi capitoli è stato chiamato “l’ora” di Gesù (Gv 2,4), quello della logica di Dio, alla quale Gesù obbedisce perché, come ha detto ai discepoli, “il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 4,34).

Non vien detto quale fu il segnale. Forse è invito a riprendere una vecchia domanda: prima di fare qualunque cosa, chiediti perché la fai: per piacere agli uomini e perché è conforme al tuo piano, oppure perché cerchi la volontà di Dio, di cui sappiamo solo che vuole la vita e la libertà degli esseri umani?

fratel Daniel