Non giudicate secondo le apparenze!

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12 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,14-24 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 14quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. 15I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». 16Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. 18Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c'è ingiustizia. 19Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». 20Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». 21Disse loro Gesù: «Un'opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. 22Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione - non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi - e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».


Oggi troviamo un testo di non immediata comprensione. Cerchiamo di lasciarci ugualmente interpellare da questa parola.

Di fondo c’è sempre un’incomprensione tra Gesù e i suoi uditori: qui non capiscono da dove possa venire la sapienza di Gesù nello spiegare le Scritture, perché a loro non risulta che avesse studiato. In realtà Gesù lo troviamo già da piccolo nel tempio che scappa a Maria e Giuseppe, i quali “lo trovano nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che lo udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte” (Lc 2,46-47). La risposta che Gesù dà ai suoi genitori che lo cercano spiega da subito il legame tra Gesù e il Padre: “Non sapevate che io devo essere nelle cose del Padre mio?” (Lc 2,49).

In Gv 10,30 Gesù è molto chiaro: “Io e il Padre siamo una cosa sola” e anche in questa occasione alcuni giudei vogliono addirittura lapidarlo perché lui che è uomo si è fatto Dio, ma Gesù conferma loro ancora: “Se compio le opere del Padre mio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre” (Gv 10,38).

E anche nel nostro brano Gesù ribadisce che lui fa la volontà del Padre e non parla da sé stesso. Il legame tra Gesù e il Padre è essenziale: Gesù è la narrazione sulla terra del Padre che è nei cieli. Le sue parole, i suoi gesti sono segno dell’amore del Padre per noi, ma questo è difficile da credere, è il salto nella fede che l’umanissimo Gesù ci chiede per scorgere in lui il riflesso del Padre. L’altissimo che diventa bassissimo e vicinissimo: questo l’annuncio scandaloso della nostra fede che ci chiede di andare sempre oltre le apparenze e le fissità della legge di cui Gesù si rivela più grande, e che ci dona la gioia e la gratitudine di sentire il nostro Dio accanto a noi e che cammina con noi.

Gesù ha guarito interamente un uomo di sabato e questo fa scandalo. Ma “il figlio dell’uomo è Signore del sabato” (Lc 6,6) e ci chiede se è possibile “in giorno di sabato fare il bene, o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?” (Lc 6,9). Per Gesù il fare il bene, salvare una vita ha sempre il primato.

Gesù non si lascia bloccare dalla legge che non permette di compiere determinate azioni in giorno di sabato, nel giorno del riposo, ma guarda al bene dell’uomo, si lascia coinvolgere da chi incontra e l’appello che riceve dall’altro lo muove per cercare di aiutarlo, di sanarlo, di ridargli dignità e vita.

Il testo si chiude poi con un’esortazione chiara e forte: “Non giudicate secondo le apparenze, ma con giusto giudizio!” (v. 24). Un appello alle nostre parole veloci che giudicano l’altro senza tentare di capire e conoscere ciò che può averlo mosso dentro, al di là del risultato esteriore.

Quanto è difficile questo appello a giudicare non secondo le apparenze! Il Signore ci aiuti a non affrettare i giudizi, a guardare con occhi misericordiosi, ad ascoltare l’altro distante da noi, che ci urta e ci fa male. Chiediamo questo dono al Signore perché da soli non ne siamo capaci.

sorella Roberta