“Ero cieco e ora ci vedo!”

Photo by Brynden on Unsplash
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20 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 9,17-41 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 17i farisei dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane».


Il capitolo 9 di Giovanni è interamente dedicato all’episodio del cieco nato: è la storia di un uomo cui Gesù restituisce la vista e del suo percorso di maturazione umana e spirituale. Ma è anche la storia di tanti altri personaggi (i discepoli, e poi i vicini del cieco, i farisei, i suoi stessi genitori, altri giudei), ciascuno impegnato a dar ragione di quanto è avvenuto, e soprattutto a prender posizione di fronte a Gesù. È anche la loro storia di maturazione (o viceversa di non-maturazione) umana e spirituale. La loro e la nostra… 

La conclusione del testo è un capovolgimento di prospettiva: se all’inizio (vv. 1-2) sembrava evidente distinguere chi fosse cieco da chi ci vedeva e il problema, al massimo, stava nel definire chi avesse peccato per generare tale situazione, alla fine Gesù lascia intendere che ben altra cecità, meno evidente ma in verità più profonda, minaccia l’uomo; e tragedia umana e spirituale è il rifiutarsi di riconoscerla (vv. 39-41).

Vi è un fatto: un uomo ha riacquistato la vista nell’incontro con Gesù. Come guardare a questo fatto? 

Una prima reazione dei presenti è… negare il fatto! Quell’uomo forse non è davvero il cieco che conoscevano (è la tentazione dei vicini) o non è mai stato veramente cieco (insinuano i farisei).

Una seconda reazione è quella di non voler prendere posizione di fronte al fatto, per paura delle conseguenze che ne potrebbero derivare: è quanto fanno i genitori del cieco, troppo spaventati di perdere il consenso sociale per osare schierarsi. 

Una terza reazione è quella di cercare di vincolare il fatto alle proprie precomprensioni: forse l’evento è reale, ma non è di certo opera di Dio, perché chi lo ha compiuto contraddice quello che conosciamo di Dio. Quindi chi lo ha compiuto è certamente un peccatore (è quanto sostengono i farisei, ripetutamente).

Infine vi è la reazione del cieco: egli sa ciò che gli è avvenuto. E questa consapevolezza resterà incrollabile in lui, anzi, a poco a poco diviene sempre più solida e lo immette in un vero e proprio cammino di maturazione: nel ripetuto raccontare quanto gli è avvenuto il cieco tralascia via via i dettagli, per far emergere solo l’essenziale “una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo” (v. 25). Il resto non lo sa, ma di questo è certo. E questo segna talmente la sua vita che poco importa se gli altri lo escludono sempre più, fino ad arrivare a cacciarlo fuori (v. 34). Non è disposto a scendere a compromessi su questo punto.

E più si radica in lui la consapevolezza del dono ricevuto, più diviene centrale per lui capire chi è all’origine del dono: chi è colui che gli ha ridato la vista? All’inizio non sa andare oltre la definizione più evidente: si tratta di “un uomo” (v. 11); poi lo riconosce come un “profeta” (v. 17), quindi come qualcuno che viene “da Dio” (v. 33), e infine l’incontro che gli permetterà di riconoscerlo come “Signore” della sua vita (v. 38).

È la storia di ciascuno di noi, un giorno raggiunto gratuitamente, immeritatamente dall’amore del Signore, e chiamato ad un cammino di riconoscimento, grato, del dono ricevuto, perché diventi possibilità di relazione, di vita, di gioia con il Signore della nostra vita. 

sorella Annachiara