Invocare il Regno è entrare nel “sogno di Dio”

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7 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,9-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: «9Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».


Nella tradizione cristiana il Padre nostro è noto con il titolo di “Preghiera del Signore” (oratio dominica), e questo va inteso in senso forte: è la preghiera che il Signore innanzitutto ha fatto sua e che in qualche modo riassume, traducendola in forma di preghiera, l’essenza del suo insegnamento e della sua vita così come emergono dai vangeli. 

Noi quindi possiamo entrare in questa preghiera e farla nostra nella misura in cui cerchiamo di avere in noi “gli stessi sentimenti che sono stati in lui” (Fil 2,5), che hanno abitato il suo cuore e hanno animato la sua vita di uomo. 

Limitiamoci a considerare qui la seconda domanda del Padre nostro: “Venga il tuo Regno!” (v. 10), cui sono strettamente associate la prima (“Sia santificato il tuo nome") e la terza (“Sia fatta la tua volontà”). Essa esprime non solo il nucleo fondamentale della preghiera, dell’insegnamento e della predicazione di Gesù, fin dai suoi inizi sui bordi del lago di Galilea (cf. Mc 1,15; Mt 4,17: “Il Regno di Dio è vicino!”), ma anche il desiderio più intenso che abitava il suo cuore di uomo e che egli voleva diventasse comune anche ai suoi discepoli, ovvero a tutti noi: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta!” (Mt 6,33).

Il Regno di Dio è il “sogno di Dio” sull’umanità e sul mondo, quello che ci chiede di entrare nel grande “gioco della vita” contro la morte; e questo continuamente, nel concreto della nostra vita. Di fronte a noi abbiamo sempre due vie, come dice il libro del Deuteronomio: “Davanti a te sono la vita e la morte, la benedizione e la maledizione: scegli la vita!” (Dt 30,19). Scegli la vita: ecco cosa ci chiede Dio. Chiedere a nostra volta la venuta del Regno significa dichiararsi disponibili ad accogliere il desiderio di Dio, dirgli di sì, sintonizzarsi sui suoi stessi desideri e farli diventare propri. Gesù stesso nella sua vita umana non ha fatto altro che questo. 

Con i suoi atti di misericordia e di bontà e con tutta la sua vita Gesù ha inteso manifestare l’irruzione potente del Regno di Dio nella storia umana, la vittoria dell’amore di Dio sulle potenze del male. Come diceva Origene, Gesù è stato “il Regno fatto persona” (autobasileia). Egli però ha desiderato che il Regno di Dio si manifestasse pienamente e senza veli, per tutti e in tutti, ben al di là della sua persona. Per questo pregava e insegnava a pregare: “Venga il tuo Regno!”. Era il suo modo di comunicare agli altri il suo grande desiderio.

Il desiderio del Regno, la tensione verso questo Regno è ciò che ancora oggi deve mantenere il discepolo di Gesù in una sana attitudine di inquietudine, di non soddisfazione e di attesa. Di fatto l’invocazione “Venga il tuo Regno” può essere autentica e reale se noi che la ripetiamo abbiamo fatto nostro (almeno un po’) il desiderio del Regno che era proprio dell’uomo Gesù; se questo Regno è realmente capace di suscitare in noi una concreta gioia, come in lui (cf. Mt 13,44). 

Per chi non partecipa ancora dei “pensieri” e dei “sentimenti” di Gesù, questo desiderio resterà sempre qualcosa di troppo vago; e questo può essere un buon metro con cui ciascuno di può misurare la propria appartenenza a Cristo e alla sua vita. I suoi desideri e i suoi pensieri abitano in noi almeno un po’? Cerchiamo davvero, prima di tutto, il regno di Dio, oppure ci perdiamo in una molteplicità di pensieri e occupazioni che in fondo ruotano sempre attorno a noi stessi, perdendo di vista l’essenziale? 

La preghiera del Padre nostro, la preghiera di Gesù, appartiene a quanti “hanno fame e sete della giustizia” (Mt 5,6), come dice Gesù nelle beatitudini. Non è fatta per gli accasati e i soddisfatti, ma per gli inquieti, per coloro che percepiscono e custodiscono in profondità la coscienza di una mancanza e non cercano di colmarla a buon mercato. 

Il Padre nostro suppone l’esperienza dell’incompiutezza di questa nostra vita, finanche dell’incompiutezza del nostro incontro e della nostra esperienza con Dio! In questa vita Dio si sottrarrà sempre all’evidenza del nostro sguardo e alla nostra capacità di fare esperienza di lui pienamente. Ma il discepolo che prega il Padre nostro è invitato a vivere questa incompiutezza precisamente “davanti a Dio”, con lo sguardo fisso su Gesù, trasformando l’esperienza costante dei propri limiti e dei limiti del mondo che lo circonda in desiderio che il disegno di Dio – quello che egli ha svelato in Cristo – si compia e si manifesti pienamente.

fratel Luigi


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