La presenza del Signore esaudisce la nostra preghiera

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8 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,19-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: «19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Al cuore del capitolo sulla comunione ecclesiale - capitolo che chiama allo stile di Gesù chi lo segue nella chiesa: accogliere e mai disprezzare i piccoli; trovare gioia nell’accogliere chi si era smarrito ed è stato ritrovato; ammonire chi fa del male ad altri/e; e invece perdonare sempre ogni male ricevuto - ascoltiamo la parola sulla preghiera. Per compiere la vocazione infatti ci occorre la preghiera, la relazione di ascolto reciproco con Dio

E affinché la nostra preghiera - che si può riassumere così: “che avvenga di noi secondo la tua parola” - sia esaudita, occorre, rinunciando al proprio egocentrismo, accordarsi, avere un cuore solo tra noi. E anche, come dice altrove Gesù, il perdono chiesto e/o dato: a costo di uscire dalla riunione per andare prima a riconciliarsi con chi, a ragione, si lamenta di noi.

Ma dall’insieme del Vangelo mi pare appaia, anche, che la nostra preghiera sia essa stessa esaudimento, innanzitutto, della supplica di Dio a noi: infatti tutta la Scrittura è, al fondo, una supplica che Dio ci rivolge. Ascoltandolo nella preghiera, scopriamo che è il Signore che per primo ci prega e ci invoca: “Ascolta, Israele” (Dt 6,4), “Vegliate con me” (Mt 26,38), “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12), “Venite in disparte e riposatevi un po’” (Mc 6,31), “Ritorna Israele, perché tu sei prezioso e io ti amo” (Is 43,4) … Perché l’essenza della sua parola è hesed, fedeltà nell’amore che gratuitamente ci previene.

Non solo. La nostra preghiera è anche già frutto, esaudimento di ciò che Gesù ci ha insegnato a chiedere certi di essere esauditi: lo Spirito santo (cf. Lc 11,13), il Dono dei doni, colui che fa di noi figlie e figli rivolti verso il Padre, e che porta in noi la presenza di Gesù. “Dove due o tre sono uno nel mio Nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20): ogni esaudimento promesso è la presenza del Signore in mezzo a noi nello Spirito santo, presenza che anche precede, e non solo segue, la nostra preghiera.

Io sono e sarò con voi, con te” (cf. Es 3,12): questa è la promessa del Signore a Mosè e al popolo d’Israele: a tutti e a ciascuna persona, ripetuta e riaffermata in tutta la storia di salvezza dopo ogni rottura o disastro. La promessa della sua presenza, che per i cristiani coincide con la presenza di Gesù vivente, Gesù la conferma ai suoi discepoli e discepole. 

Se, e quando, siamo “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32) - come Israele al Sinai e la prima comunità cristiana nel Cenacolo – il Signore Gesù è in mezzo a noi.

E questa parola dice due qualità della vita cristiana: la comunione e la piccolezza. È infatti vita di relazioni personali nel nome di Gesù, cioè nella comunione dell’amore; e nella piccolezza evangelica che riguarda ogni accadere del regno di Dio in mezzo a noi: un seme caduto a terra, a un po’ di lievito nella pasta, la gioia condivisa per una pecora perduta e ritrovata, la gioia di un banchetto a cui siamo gratuitamente invitati. 

Ogni volta che siamo un cuore solo e un’anima sola nel quotidiano del nostro vivere e pregare da fratelli e sorelle, che già è dono di Dio ed esaudimento della nostra preghiera, chiediamo ancora e ancora il dono dello Spirito santo: per vivere della sua gioia perdonandoci a vicenda fino all’ultimo giorno, consapevoli dell’infinita misericordia di Dio. 

sorella Maria


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