Di un amico ci si può sempre fidare

91589b044bddea3ec851f4a40e6f5a96.jpg

10 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 11,5-13 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: 5«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani, 6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli», 7e se quello dall'interno gli risponde: «Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani», 8vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
9Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».


“Se uno di voi ha un amico”, se uno di noi ha costruito un rapporto di amicizia vuol dire che è riuscito a uscire e andare oltre il proprio recinto sino a incontrare l’altro, a frequentarlo e conoscerlo facendosi conoscere. Ha imparato a volergli bene tanto da costruire un rapporto di pura gratuità come è l’amicizia nella quale né legami di sangue, né legami affettivi di coppia ne sono il fondamento.

Gesù aveva amici, frequentava gli amici, gioiva e soffriva con loro e per loro. Marta, Maria e Lazzaro accolgono Gesù nella loro casa di Betania come lo hanno accolto nelle loro vite e Gesù trova ristoro e pace presso di loro, condivide la loro vita e i loro dolori tanto da commuoversi profondamente fino a piangere per la morte di Lazzaro.

Gesù colloca la parabola dell’amico importunato nella sezione dedicata alla preghiera che ha il culmine nel Padre nostro dei versetti precedenti. Probabilmente il contesto dell’amicizia scelto serve ad a mettere a fuoco il centro della parabola evitando letture immediatamente moralistiche o precettistiche.

Se si è nel bisogno si può anche importunare un amico di notte, senza stupirsi più di tanto se risponde male e ci manda a quel paese, tanto più conoscendone il carattere. Di fronte alle sue rimostranze si diviene insistenti. La parabola sottolinea l’invito al coraggio che è mosso dalla confidenza e dalla fiducia. Non si insiste con un estraneo, con qualcuno che incute timore né si insiste con qualcuno che sappiamo essere poco disponibile. Non si persevera se non si ha fiducia che ciò che chiediamo ci sarà dato.

Gesù utilizza paragoni estremi, fino a dire che si riceve uno scorpione mentre si chiedeva un uovo! Questo ci aiuta a collocare la dinamica di domanda e risposta nel rapporto tra Dio e l’umano. L’uomo è come un bambino che spesso non sa quello che domanda e Dio è come un padre che non concede sempre al figlio ciò che questi gli domanda, gli dà soltanto ciò che sa essergli utile nella misura, nel modo e nei tempi che il figlio non conosce.

Qui non è tanto l’insistenza della preghiera, né la modalità con la quale viene effettuata a venire premiata. Il cuore della parabola sottolinea la fiducia: si riceverà quanto si è domandato: “chiedete e vi sarà dato”.

Fiducia che nasce solo da una relazione di amicizia con Dio, di confidenza e di prossimità. Fiducia che si fonda su una relazione filiale basata sull’amore e non su una relazione di sudditanza segnata dalla paura o dalla riverenza. Fiducia che si alimenta nella conoscenza della misericordia di Dio, il suo essere Padre che dà “cose buone” ai suoi figli che gliele domandano fino al dono per eccellenza: lo Spirito santo. Ed è la richiesta dello Spirito santo che racchiude in sé tutte le richieste perché è domanda di vita, pace, amore, forza, discernimento, sapienza e misericordia.

Qualunque sia la nostra situazione, per quanto noi possiamo essere confusi, con una vita disordinata o fuori dagli schemi se conserviamo la fiducia verso Dio che è Padre, se conserveremo la capacità di riconoscerci bisognosi e quindi di domandare riceveremo forse inaspettatamente cose ancor più buone di quelle che abbiamo richiesto, certo in forme, tempi e modalità che sono quelle di un Padre misericordioso e non dei figli a volte capricciosi.

fratel Michele


Iscriviti alla newsletter del vangelo del giorno