Edificare le nostre vite sulla Roccia

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13 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,46-49 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: 46Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico? 47Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: 48è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. 49Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».


Gesù termina così il suo discorso, fatto davanti a una grande folla attirata dalle sue parole e dai suoi miracoli, ma rivolto innanzitutto ai discepoli: “Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6,20). Subito dopo la nostra pericope l’evangelista riferisce: “Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao" (Lc 7,1).

Questo discorso, parallelo a quello di Mt 5,1-7,27, si apre e si chiude allo stesso modo del discorso della montagna: la proclamazione delle beatitudini e la similitudine dell’uomo che ha fondato la sua casa sulla roccia. Il testo di Luca è molto più breve di quello di Matteo e, oltre all’inizio e alla fine, ha in comune con esso tre temi che lo strutturano: le parole sull’amore dei nemici, l’esortazione a non giudicare, la similitudine dell’albero buono che produce frutto buono e dell’uomo buono che fa il bene (vv. 27. 37. 43).

Gesù dice: “Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica” (Lc 6,47) e più avanti: “chi invece ascolta e non mette in pratica” (6,49): l’opposizione non è tra chi ascolta e chi non ascolta, ma tra chi mette in pratica ciò che ha ascoltato e chi non lo mette in pratica. Inoltre è interessante la specificazione: chi viene a me, propria di Luca. L’ascolto che produce frutto presuppone la decisione di un movimento, la ricerca di una comunione: venire presso Gesù.

Dice Agostino: “In verità Gesù, nostro Signore, stabilì non una sottile linea divisoria, ma una gran differenza non già tra gli uditori delle sue parole e coloro che non l'ascoltano, ma proprio tra coloro che l'ascoltano. Chi ascolta - dice - le mie parole e le mette in pratica, lo assomiglierò a un saggio, che edificò la sua casa sulla roccia…. Chi invece ascolta le mie parole ma non le mette in pratica, lo assomiglierò a uno stolto, che edificò la sua casa sull'arena…. Ascoltare quelle parole significa dunque edificare. In questo sono alla pari gli uni e gli altri, ma nel mettere o non mettere in pratica ciò che ascoltano sono tanto diversi, quanto un edificio basato sulla solidità della roccia è diverso da quello, che, privo di fondamenta, è travolto dalla facile mobilità dell'arena” (Lettera 127). 

Una citazione del nostro testo nelle “Regole brevi” di Basilio sottolinea come l’ascolto ha a che fare con la comunione con il Signore, sia personale che comunitaria. “Domanda 225: Il Signore ha detto: Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono là in mezzo a loro (Mt 18,20): come dunque possiamo essere fatti degni di ciò? Risposta: II Signore... ci presenta il tutto in modo particolarmente chiaro con la promessa che fa a ciascuno singolarmente: Se qualcuno mi ama custodirà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui (Gv 14,23). Come dunque presso costui tale dimora deriva dall’osservanza dei comandamenti, così egli è pure in mezzo a due o tre (Mt 18,20), se si saranno conformati alla sua volontà. Se invece non si sono riuniti in modo degno della chiamata né conformemente alla volontà di Dio, anche se pensano di essersi riuniti nel nome del Signore, si sentiranno dire: Perché mi chiamate: Signore, Signore! e non fate ciò che dico? (Lc 6,46)”. 

Gesù aveva iniziato il suo discorso con le beatitudini: “Beati voi, poveri... voi, che ora avete fame... voi, che ora piangete”. L’accoglienza del comando del Signore è innanzitutto essere raggiunti da questa proclamazione. Edificare sulla roccia – su Cristo – le nostre esistenze è credere alla parola delle beatitudini e lasciare che sia essa a determinare le nostre scelte e le nostre rinunce, le nostre invocazioni e la concretizzazione del nostro operare.

sorella Raffaela 


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