Qualcosa accade in noi?

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14 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,4-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 4poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

9I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

11Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.


Leggendo questo testo viene in mente l’immagine del seminatore di Van Gogh: un uomo che con passo deciso e mano veloce cammina per i campi arati, illuminati dal sole che sorge grande e forte alle sue spalle.

Così che ogni mattino il buon Dio esce a seminare il suo seme della Parola per i campi del mondo. Prima di uscire a seminare però deve anche aver raccolto il seme e allora viene da pensare al lavoro lento della raccolta dei piccoli e numerosi semi, messi a parte per la prossima semina. Gratuità nel seminare, nel selezionare e custodire il seme. E allora immaginare la Parola come un insieme infinito di piccoli semi che vengono sparsi e che in base al terreno che troveranno potranno germogliare e crescere.

È qualcosa di piccolo che dobbiamo lasciare entrare nel nostro cuore, un piccolo seme da custodire perché possa germogliare e portare frutto. La vastità della parola del Signore è racchiusa in un piccolo seme che contiene tutta la sua essenza, che pur nella sua piccolezza può parlare al nostro cuore e alimentarlo di quell’amore vero che viene solo dal Signore.

È la freschezza della Parola che sa essere sempre nuova, che può rivelarsi a noi come nuovo nutrimento e sostegno nella vita se accettiamo di non sapere già cosa ci dice e chiede. Un piccolo seme non ancora germinato se trova il terreno buono in noi può germogliare per portare nuovi frutti, per aprirci a una comprensione che prima era chiusa ai nostri occhi e al nostro cuore. Credo che la nostra preoccupazione non debba essere il domandarci quale terreno siamo, ma se permettiamo che il seme della Parola cada in noi o meglio se sentiamo che qualcosa accade in noi. Se la Parola ci interpella ancora per indicarci la strada per come vivere, se ci porta consolazione aprendoci a una comprensione degli eventi e vicissitudini che da soli non sapremmo trovare perché le vie del Signore non sono le nostre, perché la profondità a cui la Parola ci porta non la conosciamo e a volte ci ribelliamo: perché così, perché questo?

L’ascolto è la vera predisposizione che può lavorarci per renderci un terreno buono, perché anche i terreni che non hanno in sé la possibilità di essere fertili possono essere arati e trasformati dalla Parola. Crediamo alla potenza racchiusa nel seme che da qualcosa di minuscolo e quasi invisibile può divenire grande, rigoglioso, bello e nutriente?

L’ultima parola del nostro testo è perseveranza: si produce frutto con la perseveranza e anche la perseveranza è il frutto. Il frutto viene dal perseverare, nel restare in quel tempo nascosto in cui il seme muore per germogliare e crescere, perseveranza nell’attraversare il vivere nei momenti bui e di attesa in cui non è ancora chiaro e si fa fatica a credere al frutto che verrà. E la perseveranza ne è il frutto: il continuare con fiducia e speranza ad ascoltare e credere nella Parola e nella sua forza vivificante.

sorella Roberta


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