Amare e custodire la parola di Gesù

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18 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,23-26 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù  23rispose a Giuda, non l'Iscariota: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.


“Se uno mi ama…”: è molto importante questa frase con cui si apre il testo evangelico di oggi. Gesù ci dà l’opportunità di valutare se lo amiamo oppure no. È importante di tanto in tanto fermarci a verificare se effettivamente amiamo il Signore. L’amore infatti, lo sappiamo bene, non è una condizione che si raggiunge una volta per tutte, ma va costantemente ricercata e alimentata affinché non si estingua. Ma è anche essenziale interrogarci sulla qualità del nostro amore per lui. Infatti, anche quando amiamo, spesso sbagliamo e non riusciamo a farlo come sarebbe opportuno fare.

Appena qualche versetto prima dell’inizio del nostro testo Gesù ha detto: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (v. 15).Il testo di oggi sostituisce l’osservanza dei comandamenti con l’osservanza della parola: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola”. Ma cos’è questa osservanza di cui parla Gesù ?

L’osservanza dei comandamenti sembra facile da comprendere. Per esempio: l’osservanza del comandamento di non rubare si ottiene non rubando. Ma l’osservanza della parola di Gesù non si può ridurre a uno scrupoloso rispetto di precetti e norme. Certamente si parte da questa ma si deve arrivare ad altro. E ciò appare più chiaro se intendiamo il termine “osservare” nel senso di “custodire”. La custodia, infatti, aggiunge all'osservanza, che può essere legalistica, un atteggiamento di cura, di attenzione, di amore che dà compiutezza alla semplice osservanza

Il fine di tutto questo processo è davvero grande: il venire a prendere dimora in noi del Padre. C’è dunque un amare Gesù che passa attraverso la custodia della sua parola e che conduce a percepire l’amore del Padre, quell’amore che non ha disdegnato di incarnarsi in Gesù, affinché potessimo arrivare a conoscerlo e a rispondergli con il nostro amore.

Ma si tratta di un cammino che non siamo in grado di portare avanti da soli. Proprio per affrontare questa difficoltà, ora che il Risorto sta per lasciare i discepoli per ascendere al Padre, ecco che viene chiamata accanto a noi un’altra presenza perché ci sia di aiuto. Gesù stesso dice che è il Padre a mandarla: “Il Padre manderà il Paraclito, lo Spirito santo che vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che vi ho detto”. Va ricordato che il termine “paraclito” evoca la figura che veniva chiamata accanto all’imputatocome avvocato difensore nei processi

Il paraclito promesso da Gesù ha essenzialmente due compiti da svolgere: insegnare ogni cosa e ricordare tutto ciò che Gesù ha detto. L’insegnamento viene portato avanti approfondendo “ogni cosa” fatta da Gesù. Mentre il ricordare è da riferire alle sue parole. Con queste due modalità siamo così accompagnati nell’accrescimento della conoscenza del Signore e dunque anche nella nostra capacità di amarlo.

L’aiuto dello Spirito santo Paraclito ci accompagni nel difficile cammino dell’osservanza amorosa della parola di Gesù e, con sorpresa, scopriremo che siamo preceduti dal dimorare in noi dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.

fratel Dario di Cellole


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