Cambiare prospettiva

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20 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 3,1-12 (Lezionario di Bose)

1 In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate isuoi sentieri!

4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».


Nel vangelo secondo Matteo, Giovanni Battista e Gesù dicono la stessa cosa, hanno lo stesso messaggio: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,2 e 4,17). Metanoeite: cambiate pensiero, cambiate prospettiva. La vicinanza del regno induce un radicale cambiamento di vita. O non è piuttosto vero il contrario, che il nostro cambiamento della mente, del cuore, ci avvicina al regno di Dio? Che cosa viene prima? La grazia di Dio o la nostra volontà? I Rabbini si sono posti questo problema, e come sempre danno risposte dialettiche, contrapposte, in base a diverse prove scritturistiche. Certo, il regno di Dio viene, come direbbe san Paolo, indipendentemente dalle nostre opere, ma bisogna anche che noi sappiamo accoglierlo. Altrimenti, fiumi di grazia passano sopra la nostra testa senza nemmeno che ce ne accorgiamo. 

Dice Isaia nel testo ebraico: “Verrà per Sion un redentore, per quelli che in Giacobbe si convertono dal peccato” (Is 59,20). Più o meno vuole dire che il Messia viene sì, ma a condizione che Israele si converta. Altrimenti, è come se non venisse o non fosse venuto. San Paolo, con la traduzione greca dei Settanta, invece modifica la frase: “Verrà per (o da) Sion il redentore, e convertirà le iniquità di Giacobbe” (Rm 11,26). Questa citazione funge proprio da prova per affermare che “allora tutto Israele sarà salvato”, cioè riconoscerà finalmente il Messia che finora non ha saputo accogliere.

Queste due letture (testo ebraico e greco) corrispondono quindi a due diverse interpretazioni teologiche, e possono considerarsi complementari. Suggerisco che siano anche il senso diverso da dare alle parole del Battista e di Gesù, e che anche queste siano complementari. 

Giovanni Battista e Gesù dicono le stesse parole, ma non gli danno lo stesso significato. Per Giovanni, viene prima la necessità della conversione, di un impegno personale che risulta decisivo: vi è anzitutto una disposizione da assumere, qualcosa che bisogna assolutamente “fare”. “Fate un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: Abbiamo Abramo per padre”. Niente ci assicura la salvezza, neppure i meriti dei padri, ma bisogna meritarsela personalmente: non si può avere la presunzione di salvarsi senza meriti. “Perciò, ogni albero che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco”. Nelle parole del Battista, Dio appare come un giudice giustamente esigente, che non fa sconti per nessuno.

L’accento di Gesù non è lo stesso: al contrario, è la vicinanza del regno nella sua persona che determina la nostra conversione. Tant’è vero che, in Marco, le cose sono rovesciate. Gesù dice: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). È una grazia preveniente che rende possibile il cambiamento. Perché proprio di questo si tratta: di un cambiamento di prospettiva, di mentalità, che non possiamo conseguire da noi stessi. Un cambiamento che, in definitiva, è proprio della nostra immagine di Dio: da quella di un giudice inflessibile a quella di un padre misericordioso. Noi dobbiamo certamente predisporre una buona volontà, ma la salvezza non ce la diamo da soli.

fratel Alberto


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