Come i bambini

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13 luglio 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,16-24 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: " 16A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:

17«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!».

18È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: «È indemoniato». 19È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: «Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».   20Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: 21«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 22Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 23E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! 24Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».


Gesù ha appena parlato alle folle di Giovanni Battista come del più grande tra i nati da donna, il messaggero che prepara la via al Signore secondo la profezia di Malachia.

Eppure gli uomini del suo tempo non l’hanno riconosciuto, giudicandolo perché si comportava diversamente, perché con la sua vita egli denunciava l’ipocrisia e la violazione della legge da parte di tanti che si ritenevano giusti.

Con l’immagine dei bambini che giocano il Signore ci vuole dire che per poter discernere l’agire di Dio nella storia dobbiamo aderire maggiormente alla realtà in cui viviamo. Essere discepoli di Gesù non vuol dire applicare dei principi astratti, delle regole, dei precetti morali che non tengano conto delle concrete persone che sono accanto a noi. Occorre coinvolgersi, sporcarsi le mani, entrare in una relazione concreta con l’altro. È nella relazione con l’alterità che noi possiamo realmente discernere l’agire di Dio nelle nostre esistenze. Perché il Signore ama e custodisce l’alterità che lui stesso ha creato.

Dio ci ha parlato attraverso i profeti nella storia, uomini che hanno vissuto ai margini, nelle periferie esistenziali del loro tempo, ma poi ci ha parlato per mezzo del Figlio che è passato in mezzo a noi facendo del bene e guarendo. Gesù è uomo della solitudine e delle folle, delle alte montagne e della distesa del mare, uomo della preghiera intensa al Padre e della compagnia festosa alla tavola degli uomini e delle donne del suo tempo, dell’insegnamento e dell’ascolto attento dell’altro, maestro che sa farsi parola, ascolto e incontro verso i sapienti dottori della legge e verso i poveri, gli stranieri i mendicanti.

Questa parabola ci insegna che non potremo veramente incontrarlo nelle nostre vite fino a quando ci ergeremo a giudici degli altri, senza coinvolgerci con loro, convinti dell’unicità e della verità del nostro piccolo punto di vista.

Siamo spesso pronti a giudicare le persone, le situazioni, la vita, senza lasciarci coinvolgere , ma mantenendo la distanza di chi non vuole sporcarsi le mani. Senza coinvolgimento reale con l’altro noi non possiamo conoscere la volontà di Dio su di noi. Solo amando con le opere, nel concreto agire quotidiano solo piangendo con chi piange e rallegrandoci con chi è nella gioia, noi possiamo sperimentare la libertà dal giudizio e dalla condanna, la libertà che viene dalla conoscenza della verità che non è mai univoca e assoluta, ma sempre plurima, diversificata e complessa. Una verità che ci libera perché conoscere veramente la verità significa non possederla mai,ma anche non desiderare di farlo.

Il Signore agisce nelle nostre vita in maniera sempre inaspettata e inconsueta: per poterlo riconoscere e accogliere dobbiamo ritrovare la libertà dei bambini che sanno lasciarsi stupire e coinvolgere nella relazione con l’altro, accettando anche di uscire dai nostri rassicuranti ma limitati binari, per percorrere vie e sentieri e strade sempre sconosciute e nuove.

fratel Nimal