Solo il segno di Giona

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18 luglio 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,14-21 (Lezionario di Bose)

1 In quel tempo 8alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». 39Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. 40Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! 42Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!


Il Gesù del Vangelo secondo Matteo ha appena detto che “la bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Mt 12,34b). Ora alcuni scribi e farisei, persone autorevoli, riprendono a rivolgersi a lui come “Maestro” chiedendo, pretendendo, un "segno". Perché chiedere un segno? Un segno per esprimere che cosa?

Più avanti nel Vangelo (cf. Mt 16,1-4), dopo il racconto dei sette pani dati alla gente tramite i discepoli (la cosiddetta “seconda moltiplicazione dei pani”), si parla ancora della richiesta di un segno: "un segno dal cielo", dunque inequivocabile, non contestabile, talmente evidente da costringere tutti a credere. A credere che Gesù, uomo tra gli uomini e le donne, anche e soprattutto i più poveri e peccatori, è veramente il Cristo di Dio? Eppure l’intenzione non è nascosta: è un tranello per mettere alla prova Gesù, per metterlo a morte.

Lì Gesù rimanda al fatto che i suoi interlocutori sanno distinguere e interpretare "l’aspetto del cielo", ossia se ci sarà sole o pioggia, mentre restano miopi o addirittura ciechi rispetto ai "segni dei tempi", all'avvicinarsi del regno di Dio in Gesù. 

Chiedono un segno perché nessun segno basta loro, perché non vogliono credere. Eppure i segni, qualcosa che ci faccia percepire la presenza di Dio nelle nostre vite, non sono qualcosa da collezionare ma da riconoscere, custodire, seguire. La richiesta di troppi segni svela una profonda mancanza di fiducia.

I “segni” di Dio sono qualcosa che va oltre le nostre aspettative. Spesso anche noi ci troviamo di fronte al silenzio di Dio. Un segno che può farci domandare se stiamo percorrendo la strada buona, dietro a lui. Se dobbiamo semplicemente attendere. O se siamo chiamati a cambiare modo di fare, a convertirci.

Spesso cerchiamo segni grandiosi, eppure fin dall’inizio del Vangelo il segno dato dagli angeli ai pastori è qualcosa che può spiazzare per la sua piccolezza, semplicità, ordinarietà: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12). Il segno è un bambino, che poco dopo tuttavia sarà definito “segno di contraddizione … affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34).

La risposta di Gesù resta la stessa: “Non vi sarà dato alcun segno se non il segno di Giona”. Solo questo segno, tratto dalle Scritture, e che risuona nella sua stessa persona. 

Del profeta Giona Gesù non rievoca la predicazione. Giona infatti era stato chiamato a dare un annuncio di sventura, perché la gente di Ninive si convertisse. Gesù, che comunque chiama a conversione, a ritornare al disegno di bene di Dio Padre, porta invece con sé il Vangelo, è lui stesso la buona notizia dell’approssimarsi del regno di Dio.

Gesù richiama l’attenzione ai tre giorni e alle tre notti che Giona passò nel ventre del pesce. Un segno che può arrivare fino alle profondità della terra. Fino alle profondità del nostro cuore.

È il segno della passione, morte e resurrezione di Gesù il Cristo. È il mistero pasquale, vita che vince ogni morte. Luce che illumina e riscalda il cuore di ogni credente, di chiunque osi far fiducia a questo Dio che si rivela in Gesù, la sapienza per i vicini e per i lontani, più grande di ogni profeta e di ogni sapiente.

sorella Silvia