“Potete bere il calice che io sto per bere?”

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25 luglio 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,17-23 (Lezionario di Bose)

In quel tempo17mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: 18«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte 19e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».  20Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. 21Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». 22Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». 23Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».


È semplice per noi scandalizzarci della richiesta dei figli di Zebedeo, richiesta che non sono neanche in grado di fare loro, ma è la loro madre a portare avanti. Per ciascuno di noi, dopo le parole di Gesù nella prima parte del brano (il terzo annuncio della sua passione) è tutto chiaro. Noi conosciamo bene la teoria: Gesù è venuto per salvare l’umanità e per compiere questo dovrà essere flagellato, crocifisso e il terzo giorno risorgere. La posizione dei discepoli è diversa, se da un lato sono privilegiati perché sono in contatto diretto con Gesù, possono vedere e ascoltare direttamente da Gesù i suoi gesti e le sue parole, questo tuttavia può risultare difficile per una comprensione globale del suo messaggio. 

Il testo di oggi e anche gli episodi precedenti ci esplicitano questa difficoltà, non è un caso che Gesù ha dovuto annunciare per tre volte la sua passione e in tutti i casi è seguita una discussione con i discepoli perché essi non accettavano o non capivano quanto veniva detto loro. 

Quello che sorprende oggi è il modo di rispondere di Gesù a questa incapacità di comprendere. La domanda di Giacomo e Giovanni, oltre ad essere fuori luogo - invece che soffermarsi su quanto è stato annunciato da Gesù escogitano un modo per chiedere e cercare di ottenere una loro “gloria” - è anche mal posta. Dal brano non si capisce se l’iniziativa nasce dalla loro madre, a cui loro non si oppongono o se escogitano loro stessi di usarla come loro portavoce per perorare la loro causa.

Gesù non si sofferma su queste tattiche che rivelano ancora una dipendenza e dunque una non libertà dal passato, egli piuttosto cerca di far emergere il reale desiderio dei due discepoli di seguirlo. Se i due discepoli sono ancora immersi nelle dinamiche quotidiane che restringono il nostro campo visivo alla ricerca di nostri vantaggi, lo sguardo di Gesù è ben più libero e più ampio, e grazie a questo riesce a non racchiudere i discepoli in quel mondo ristretto fatto di privilegi in cui loro stessi stanno rinchiudendosi senza saperlo. Egli fa compiere ai due discepoli un passo in più. Non si limita a dare loro una risposta, ma li porta ad esplicitare loro se potranno bere il “calice” che lui stesso berrà. Non impone loro quello che lui sta per vivere, ma fa sì che siano loro stessi a scegliere quella strada. 

In questo dialogo Gesù esplicita che i protagonisti non sono solo loro e neanche Gesù stesso, ma tutto fa parte di un disegno più ampio in cui Gesù è venuto a servire e attraverso la sua vita annunciare che il servizio al fratello e alla sorella è il modo più concreto per tradurre quell’“amatevi come io vi ho amato”. Non si tratta di ricercare la propria gloria o dei posti a destra o a sinistra del Signore. Si tratta di riconoscere quel germoglio che è stato gettato in noi e che ci conduce ad avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.

Oggi, memoria dell’apostolo Giacomo, possiamo ricordarlo come un uomo che attraverso la sua umanità, come ci è stata descritta dai brani del vangelo che ce lo presenta anche come un uomo impulsivo, è riuscito trasformare sé stesso a partire dalla vicinanza con il Signore, fino a condividere nella realtà quel calice che Gesù gli aveva preannunciato: ha portato l’annuncio del vangelo fino ad essere ucciso per esso, non sottraendosi a quella promessa, che, forse, aveva fatto senza molta consapevolezza, ma che era spinta da quel desiderio fatto conoscere dal Signore stesso.

sorella Beatrice