Il Signore, che ha vinto il male, lo vincerà anche in noi

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26 luglio 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,36-43 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 36Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!


Verrà un giorno in cui il bene trionferà sul male, in cui sarà tutto chiaro, in cui verrà alla luce il bene che fino ad allora era rimasto nascosto e mescolato insieme a tutto il male che c’è sulla terra e dentro ognuno di noi.

Verrà il giorno in cui il Signore separerà il bene dal male e finalmente non vi sarà che il bene. Tutti siamo chiamati ad attendere questo giorno e a prepararci ad esso con una vita di conversione, di ripudio e di abbandono - per quanto possiamo - del male che è nei nostri cuori (cf. Mt 15,18-19) e nelle nostre vite, e che talvolta ci può sembrare così intricato e mescolato alla nostra persona da essere quasi impossibile per noi sia discernerlo, sia combatterlo ed eliminarlo.

Parola di speranza, parola di una vittoria promessa che già comincia ad essere operante nelle nostre esistenze grazie alle energie della resurrezione di Gesù, grazie a quella “spada dello Spirito santo che è la parola di Dio” (Ef 6,17), poiché la parola del Signore, “è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12).

È la parola del Signore, infatti, che opera il necessario discernimento nell’intimo dei nostri cuori, là dove solo essa può penetrare, là dove anche alle nostre menti a volte può sembrare che sia precluso l’accesso, e tanto più il dominio su ciò che vi abita. Sono questi gli “inferi” nei quali Gesù è disceso e dai quali desidera condurci fuori, accompagnandoci come per mano, se noi ci lasciamo da lui condurre e se non siamo affezionati alle nostre tenebre (cf. Gv 3,19).

Sì, perché la zizzania non è solo fuori di noi, ma è anche dentro di noi, dentro il cuore di ciascuno, ed è così inestricabilmente mescolata al bene che pur è presente nelle nostre vite che se cerchiamo di sradicarla con le nostre forze finiamo probabilmente per sradicare insieme ad essa anche il buon grano.

Per questo siamo chiamati ad affidarci al Signore e all’azione che egli compie dentro di noi, per questo possiamo sperare in lui e nella vittoria che ci è offerta e donata, e invocarla, come Gesù stesso ci insegna a chiedere al Padre: “liberaci dal male” (Mt 6,13); per questo possiamo confidare che la spada della Parola conduca in noi la vera guerra al male che ci attanaglia, guerra che siamo chiamati ad invocare, ad accogliere e ad accompagnare e di cui abbiamo tanto bisogno, di fronte a un male che è sì più forte di noi, ma nei confronti del quale il Signore Gesù è ancora “più forte” (cf. Mt 12,28-29).

Così la vita del cristiano diventa una vita salvata, così le potenze distruttrici che la abitano possono essere sconfitte (cf. Mt 8,28-34), così i nostri cuori possono finalmente trovare pace e riposo (cf. Mt 11,28-30). Dice Gesù: “Nel mondo avete tribolazione. Ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Gv 16,33): quel “mondo” che è lo spirito di mondanità che dimora in ciascuno di noi e che tende a soffocare la vita nello Spirito, quel “mondo” è già stato sconfitto, questa vittoria in Gesù Cristo si è già compiuta; si tratta solo di accoglierla e di farle spazio anche nelle nostre povere esistenze.

sorella Cecilia