“Trasgredire”, andare oltre

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3 agosto 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,1-9 (Lezionario di Bose)

1 In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 2«Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». 3Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?
4Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte.
5Voi invece dite: «Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un'offerta a Dio, 6non è più tenuto a onorare suo padre». Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione.
7Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:

8Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
9Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».


I discepoli di Gesù sono accusati di non rispettare quanto fissato dalla tradizione. O meglio da una particolare traduzione della tradizione custode della fede. Nella fattispecie, la corrente farisaica aveva esteso a tutto il popolo le abluzioni di per sé richieste solamente ai sacerdoti, addetti al culto, così traducendo per tutti il desiderio di Dio: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo” (Lv 19,2).

Il vangelo però ci fa riflettere: a volte ci si fissa su delleaggiunte – fatte con la migliore delle intenzioni – che rendono vano il culto svuotandolo dell’essenziale; facilmente si scade indistinzioni e contrapposizioni – legate a una concezione ristretta di santità – che sviano il cuore lontano da Colui che si pensa di difendere e adorare.

Nell’episodio odierno la discussione non nasce da un’osservazione estemporanea: sono alcuni farisei e scribi venuti apposta da Gerusalemme a interrogare Gesù. Il contesto è polemico e lui risponde per le rime: non sul punto incriminato, bensì facendoli riflettere più radicalmente su cosa siatrasgredire, andare oltre o controciò che va obbedito.

 In effetti Gesù, ponendosi con autorevolezza unica di fronte non solo alla tradizione ma alla Legge stessa, in un certo senso chiede proprio di “tras-gredirle”, di saper fare un passo oltre per tradurre qui e ora la Parola che esse custodiscono.

Pensiamo ai “Ma io vi dico” del discorso della montagna: “Avete inteso che fu detto agli antichi … Ebbene io vi dico …” (cf. Mt 5,21 ss.). Lì il Maestro invita a non accontentarsi di interpretazioni legalistiche, misurate, a tentare piuttosto traduzioni evangeliche, sovrabbondanti, facendo un passo oltre quanto fissato: “Se la vostra giustizia non oltrepasserà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20).

Pensiamo ai lamenti di Gesù su “scribi e farisei ipocriti”, da attualizzare per noi che leggiamo: “[Voi] che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà … [Voi] che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza” (cf. Mt 23,23-26).

Sì, con la sua deliberata trasgressione (cf. Lc 11,38) Gesù provoca ad andare oltre: a inoltrarci verso l’interno, nella direzione di una comprensione più interiore e autentica, che può superare interpretazioni contingenti e consuetudini ipocrite. Conviene forse esplicitare a noi stessi, tuttavia, che il passo di ritraduzioneche ci è chiesto non è per questo il più facile e diretto, né quello che si presenta a noi come il più pio, spesso è il più costoso.

L’esempio che Gesù porta ai vv. 4-6 non è casuale. Gesù, che altrove si pone con grande libertà di fronte alla famiglia, qui smaschera chi sceglie facili scorciatoie e si nasconde dietro la pia offerta a Dio, sottraendosi a quanto gli è possibile concretamente fare nelle relazioni, a partire da quelle fondamentali con i propri genitori. Perché è nell’apertura onesta e operosa all’altro che si forma l’identità e la santità del discepolo: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente … Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mt 22,37-39).

fratel Fabio